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EDITORIALE

Quadro intricato. Ma Mattarella saprà gestirlo

di Domenico Cacopardo -

09 agosto 2019, 09:03

Quadro intricato. Ma Mattarella saprà gestirlo

Il 27 maggio 2019, leggendo i risultati delle europee, avremmo dovuto immaginarlo. L’inversione aggravata dei rapporti di forza tra Lega e 5Stelle non poteva che sfociare in difficoltà crescenti per l’azione di governo. C’è anche da considerare che i grillini per alcuni mesi hanno subito passivamente la tambureggiante iniziativa politica di Matteo Salvini e hanno cambiato tattica proprio dopo la consultazione del 26 maggio, puntando i piedi e frenando su quasi tutte le iniziative della Lega. 
Ci sono state eccezioni, certo, ma 13 mesi di Palazzo Chigi ci hanno detto che gli italiani hanno perso interesse alle battaglie storiche dei seguaci di Beppe Grillo, a partire dal reddito di cittadinanza per finire al taglio del numero dei parlamentari. Invece, Salvini ha mantenuto la presa sul proprio elettorato, ampliandola ovunque, ma soprattutto al centro e al Sud, aree cruciali, visto il precedente plebiscito a favore di Di Maio e suoi.
Il voto del 7 sulla Tav può essere lo spartiacque oltre il quale si avvia l’innesco della fine del governo con un passaggio in Parlamento e, quindi, lo scioglimento delle camere. Per il momento, l’ipotesi - temuta in via Bellerio - di un governo tecnico (Draghi?) che porti il Paese alle elezioni anticipate rimane confinata nei corridoi del Quirinale, di Palazzo Madama e di Montecitorio. È lontana, nello sfondo, e turba i sonni leghisti.
Sebbene la Lega abbia dichiarato che l’unica soluzione è il ricorso alle urne, non è detto che questa sarà l’effettiva evoluzione della partita, visto che Giuseppe Conte sta tentando di definire un nuovo compromesso che salvi il gabinetto e soddisfi Salvini. Naturalmente, i 5 Stelle, in grave crisi di consensi, dovrebbero essere disposti ad accettare in tutto o in parte l’«ukase» presentato loro tramite il premier.
Ipotesi. Ipotesi sulle ipotesi. Hic et nunc sul tavolo c’è solo l’aut-aut del ministro dell’interno: questo governo o elezioni. Nel primo corno del dilemma potrebbero trovarsi le novità pretese.  Occorre quindi attendere il termine del lavorio in corso dietro le quinte per esplorare le reciproche disponibilità.
Questo, nudo e crudo, è il busillis («It’s politics, stupid» Billy Clinton). Delle esigenze reali del Paese alle prese con l’allargamento del deficit, la crisi economica internazionale, la flessione produttiva, per ora non ci si occupa.
Ci rimane, solido nelle sue responsabilità, Sergio Mattarella, un presidente che non rinuncerà ad alcuna delle sue prerogative e guiderà con mano sicura la crisi eventuale.