Sei in Editoriale

Editoriale

L'accelerazione di Salvini per fermare Conte

di Vittorio Testa -

11 agosto 2019, 09:32

L'accelerazione di Salvini per fermare  Conte

C’è qualcosa o forse più di non detto nella decisione di Matteo Salvini di aprire la crisi nonostante il premier Giuseppe Conte abbia sostenuto la necessità di realizzare il Tav, treno ad alta velocità Torino-Lione, approvato poi dal Parlamento, rendendo inutile lo scontato ‘no’ del Movimento 5 stelle. Così come appare contraddittoria la motivazione  addotta dal ministro degli Interni e vicepremier, il quale dice che il governo ha fatto buonissime cose ma che non può più andare avanti per i troppi «no» arrivati dai grillini nell’ultima settimana su questioni importanti ma di là a venire, prima tra tutte le autonomie regionali. 
Dunque una crisi preventiva? Si fa fatica a capire la logica salviniana se non si considerano elementi determinanti la sua decisione finora taciuti. Il primo è il timore crescente per il consenso sempre più largo per il premier Giuseppe Conte che in questi 17 mesi, dopo un inizio in tono minore, succube delle straripanti personalità dei suoi due vice, si è via via imposto come affidabile uomo di mediazione e di governo. Non a caso i sondaggi gli attribuiscono una quota di consenso altissima, superiore a quella di Salvini. 
Un Conte che fa valere l’autorevolezza del  proprio ruolo bacchettando il loquace ministro che si comporta come se fosse stato eletto premier con votazione diretta dagli italiani. E un Conte che, stimato dal Quirinale, promette di dar battaglia in Parlamento sarà un combattente difficile da disarcionare.  
Un altro motivo di questa fuga in avanti del rampante Matteo, per sedici mesi su diciassette elogiante Di Maio ‘’persona seria e affidabile’’, potrebbe certamente essere il desiderio di incassare quell’enorme consenso che gli attribuiscono i sondaggi. 
Il rischio per l’inesausto emulo del Berlusconi capace di trasformare la quotidianità in perenne campagna elettorale e  le elezioni in un referendum pro o contro sé stesso, è quello di non saper spiegare il fine di questa crisi. Chiede ‘pieni poteri’, attacca persino il Papa ricevendone pan per focaccia, garantisce che l’autonomia regionale del Nord non penalizzerà il Sud ma rinvia di continuo la decisione: adesso che pensa di valere il 38 per cento teme di scontentare gli uni e gli altri. 
Torna in ogni occasione sui soliti temi, la chiusura dei porti, la sicurezza, la flat  tax che è diventata l’araba fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo  sa. Il genio politico da catalizzatore di consensi gli va riconosciuto: ma l’onnipresente Matteo ha seminato anche molto vento. Non è da escludere che in questo Parlamento più di uno gli stia preparando una sorpresina. Il nostro tutto può, tranne sciogliere le Camere.


 

© RIPRODUZIONE RISERVATA