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EDITORIALE

Le incognite di una crisi sempre più intricata

di Domenico Cacopardo -

18 agosto 2019, 09:54

Le incognite di una crisi sempre più intricata

Brexit, legge di bilancio, aumento Iva, investimenti, equilibri (e nomine) dell’Unione i problemi più urgenti, indifferibili di fronte a Italia e partner. Non affrontarli tempestivamente significa ulteriore avvitamento nelle nostre difficoltà, nei problemi irrisolti, nell’isolamento continentale.
Da qui nascono i maggiori timori. Non s’era mai vista una crisi così poco strutturata, nella quale gli errori politici prevalgono sui calcoli razionali rendendo difficile se non impossibile immaginare le prossime mosse. Matteo Salvini, nel rompere la coalizione di governo, ha commesso l’errore di non valutare le forze in campo: non aveva alcuna certezza che almeno uno dei rami del Parlamento votasse la sfiducia e la dissoluzione della legislatura. E infatti … non ha calcolato che il suo partner Di Maio aveva la vitale necessità di vincere la mano o, comunque, di non perderla. In questo modo, gli veniva offerta una palla corta, cui mancava solo una spintarella per andare in rete. Certo, contava sulle sue insufficienze politiche – che si stanno confermando- ma la questione grossa (le elezioni) era compromessa.
Insomma, una legislatura breve come quella voluta da Salvini aveva tanti avversari, un numero superiore alla maggioranza degli eletti.
Ora il gioco sembra essersi ulteriormente complicato: l’avevamo scritto l’11 scorso, formulando un calendario ragionato della crisi, che il giorno cruciale sarebbe stato il 20 agosto, quando Giuseppe Conte si sarebbe presentato in Senato per discutere la mozione di sfiducia. 
Quel giorno, il premier potrebbe pronunciare un breve discorso dichiarando le proprie dimissioni prima del voto. Un accorgimento per evitare di essere sfiduciato e, quindi, per poter tessere la tela di una riappacificazione. Un’ipotesi che nelle ultime ore avrebbe perso chanches a favore di un voto. E qui torna la follia: la Lega ritirerà la mozione? O voterà contro il governo di cui fa parte? Comunque vada, perderà la faccia.
Quindici giorni fa, prima dell’apertura della crisi, il leader leghista era l’uomo rampante della Repubblica, pronto a incassare un consenso insperato, mentre il suo concorrente era in difesa. Oggi e nelle prossime ore, le parti saranno invertite. I grillini, forti della possibilità di giocare sui due forni (ora che la Lega appare in difficoltà), possono decidere con relativa libertà con quale partner continuare l’esperienza di governo. In ogni caso sino a martedì, manovre e contromanovre assumeranno un andamento schizofrenico. E, mentre lo scontro tra Lega e 5Stelle si svilupperà secondo un copione tutto da scrivere, il Pd sta già lucrando il beneficio di una posizione ragionevole e della cessazione della damnatio subita da Grillo e seguaci: in un sistema proporzionale, tutti sono liberi di definire le alleanze più opportune secondo programmi accettati. 
E da martedì, tornerà protagonista Sergio Mattarella, un uomo che conosce bene le esigenze del Paese e la strada costituzionale per affrontarle.   Una garanzia per gli italiani, ovunque collocati.
 

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