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EDITORIALE

Senza soluzioni chiare e sicure Mattarella sceglierà il voto

di Luca Tentoni -

26 agosto 2019, 10:15

Senza soluzioni chiare e sicure Mattarella  sceglierà il voto

Nel tardo pomeriggio, o al massimo questa sera, la crisi di governo dovrà portare ad una soluzione. Il presidente della Repubblica, infatti, attende le indicazioni dei partiti per dare il via ad un brevissimo giro di consultazioni. Non c'è più tempo: in assenza di un accordo chiaro e duraturo, accompagnato da adeguate garanzie, Mattarella darà l'incarico ad una personalità al di sopra delle parti per un governo che porti il Paese alle elezioni all'inizio di novembre. In caso di intesa, il Quirinale vorrà già stasera «vedere le carte», per evitare di farsi invischiare in quella tela di ambiguità e ricerca di «tempi supplementari» che ha caratterizzato la crisi del 2018. Poiché siamo già fuori tempo massimo per far approvare entro il 31 dicembre una legge di bilancio da un governo politico, Mattarella non intende dare ai partiti un giorno di più, a meno che le intese non siano blindate, garantite. I nomi che circolano per la presidenza del Consiglio sono importanti per delineare i rapporti di forza, ma un governo che vuole durare non può nascere da un organigramma. Serve un programma. Meglio: un progetto per il Paese, una visione di medio periodo, un idem sentire che - nonostante il lungo "contratto" gialloverde - il governo Conte non ha avuto, impegnato ogni giorno nel misurare col bilancino i provvedimenti identitari da far approvare (per uno caro alla Lega, ne doveva passare uno di impronta Cinquestelle). Una coalizione che vuole durare deve avere progetti comuni, da rivendicare insieme, non due liste di desideri da soddisfare. 
 Inoltre, deve essere chiaro - questo Mattarella lo chiede con forza - che per evitare un rapido naufragio dell'eventuale governo nascente si deve passare prima per interlocuzioni dirette fra i leader dei partiti. Se Di Maio e Zingaretti prendono una decisione, non possono essere continuamente accompagnati da una miriade di voci provenienti dai rispettivi partiti (c'è chi nel M5S preferisce la Lega, chi nel Pd gioca la sua partita personale): il "rumore di fondo" rischia non solo di coprire le voci dei leader, ma di compromettere tutto. Senza contare che due partiti così diversi come il M5S e il Pd (lo erano anche Cinquestelle e Lega, è vero, però hanno avuto a disposizione molte settimane per incontrarsi e accordarsi) non possono lasciarsi alle spalle una storia di accuse reciproche gravissime, che infatti nella base potrebbero essersi sedimentate. Non è detto che un voto su un governo M5S-Pd o M5S-Lega sia approvato dagli iscritti, se messo in votazione sulla piattaforma Rousseau. E, cosa più importante, visto che oggi si vive di sondaggi, che succederebbe alla base elettorale dei Cinquestelle, già dimezzata alle europee, in caso di accordo con il Pd? I democratici trarrebbero consensi dall'intesa e "cannibalizzerebbero" il M5S come ha già fatto la Lega o finirebbero per essere fagocitati dai pentastellati (con conseguente uscita dei renziani verso nuovi lidi centristi "venati di azzurro")? Tutte queste domande, oltre a quella su chi potrebbe più facilmente "staccare la spina" al governo già a gennaio, rendono Mattarella più che prudente. Dopo un agosto di follie, il Quirinale vuole una stagione di certezze: che passino attraverso nuove elezioni o un governo stabile, poco importa. L'essenziale è che la classe politica di questo Paese esca dal tunnel nel quale è entrata e si dimostri capace di decidere e di rischiare. Altrimenti l'arbitro del Colle fischierà la fine della partita.