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EDITORIALE

Un possibile spartiacque e le sue conseguenze

di Domenico Cacopardo -

27 agosto 2019, 09:29

Un possibile spartiacque e le sue conseguenze

«Chi, cosa, come, perché», domande usuali nelle redazioni, cominciano ad assumere, laggiù, nello sfondo, una qualche fisionomia: amici lettori, se vi è possibile e seguirete i tele-radio giornali, i quotidiani, a cominciare dall’amata Gazzetta, potrete scoprire, ora dopo ora, se le novità che si intravvedono assumono qualche consistenza o, malinconicamente, svaniscono. Se si concretizzeranno, ci sarà uno spartiacque nella nostra storia.
Esaminiamo gli indizi. Il mutato calendario delle consultazioni (2° giro) diramato ieri dà l’idea che una via d’uscita dalla crisi sta prendendo concretezza. 

Contrariamente alle previsioni (2° giro breve: pomeriggio di oggi) Mattarella inizierà alle 16 con i presidenti delle camere, per andare avanti sino alle 19 di domani. Ultimi consultandi Pd e 5Stelle, che dovrebbero offrire una piattaforma programmatica consensuale e il nome concordato di un presidente del consiglio, che dovrebbe essere proprio Giuseppe Conte.
L’andamento della crisi ha avuto un’imprevista torsione nella tarda mattinata di ieri. Gradualmente il tono delle dichiarazioni cambiava segno. Lievemente, ma in modo evidente.
I 5stelle, nella consapevolezza del rischio rappresentato da elezioni anticipate (che ridurrebbero, al netto della riduzione del numero dei parlamentari, alla metà o meno gli oltre 310 parlamentari grillini), optavano per un diverso approccio a un’alleanza di governo con l’odiato Pd. Insomma, meno ideologia, meno pregiudizi, e, quindi, tentativi d’integrazione delle proposte, aprendo uno spiraglio, dunque, a un’intesa. Non un contratto, ma un programma condiviso.
La tendenza prefigura alcune novità significative per il futuro prossimo e remoto della Repubblica. 
Il partito che ha ottenuto i maggiori consensi nelle elezioni del 4 marzo 2018 e che aveva sempre sostenuto di non essere né di destra né di sinistra, starebbe scegliendo una collocazione di sinistra. Consapevolmente o inconsapevolmente. Questo dovrebbe essere lo sbocco dell’alleanza.
Se accadesse, significherebbe che l’assetto della nuova (terza) Repubblica si consoliderebbe su un bipolarismo secco destra-sinistra. Per chi ha vagheggiato una posizione liberal-democratica di centro (Matteo Renzi, e, si parva licet, Calenda, Bonino e altri minori), non ci sarebbero  spazi. Chi vuole contare deve stare da una parte o dall’altra. Se l’ipotizzata alleanza 5Stelle-Pd funzionerà, il panorama delle prossime elezioni regionali muterà e muteranno le prospettive cui c’eravamo abituati. Anche per il futuro del Sud, dove sarà difficile affermare senza traumi la nuova formula.
La seconda novità dovrebbe essere la sintesi tra taglio dei parlamentari e legge elettorale strettamente proporzionale. Ciò comporterebbe che, essendo necessari molti più voti per ottenere un deputato o un senatore, i piccoli partiti sciolti non avrebbero chanches di eleggere i loro candidati al di fuori delle liste del partito più forte del loro schieramento: se Berlusconi volesse la Carfagna deputata, dovrebbe chiederlo a Salvini.
La terza conseguenza riguarda l’immediato. Si dovrebbero scongiurare l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’Iva. Si dovrebbe gestire adeguatamente la Brexit e, al contempo, riaprire un tavolo di positiva collaborazione in Europa (atteggiamento mite sulla finanziaria e revisione dei trattati di Dublino nel senso richiesto dal nostro Paese). Questioni sono attualissime, da risolvere a breve.
Il resto, intendiamoci, è per un futuro non immediato. Ora e subito, c’è una crisi da chiudere. I segnali sono positivi, ma può accadere tutto e il contrario di tutto: da qui a domani alle 19. Qualunque sia la decisione, sappiamo che Mattarella è un patriota e sceglierà nell’interesse degli italiani.
DOMENICO CACOPARDO
www.cacopardo.it