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EDITORIALE

Debito record: indispensabile tagliare la spesa

di Alfredo Alessandrini -

29 agosto 2019, 10:25

Debito record: indispensabile tagliare la spesa

C’è un nodo che condiziona la definizione della politica economica del nostro Paese: è il debito pubblico.
Il dato ufficiale del debito pubblico a giugno è di 2386 miliardi, segnando un nuovo record.
Ma non bisogna fermarsi solo al valore assoluto; occorre, invece, il valore del rapporto debito/Pil che ha raggiunto il 134% con una crescita di ben l’1.9% nel primo trimestre 2019 (dati eurostat).
Peggio dell’Italia vi è solo la Grecia. Se guardiamo i valori assoluti del debito, ad esempio la Francia ha un valore più alto dell’Italia. Ma  ha un rapporto debito/Pil sotto il 100%.
Il rapporto deficit/Pil è l’unico indicatore che consente di misurare la sostenibilità del debito pubblico rispetto alla ricchezza prodotta da un Paese.
È questo il vincolo più grosso delle nostre azioni di politica economica.
Infatti è questo dato che vincola le scelte della legge di bilancio al rispetto dei vincoli di deficit annuale rapportato al Pil in modo da prevedere un percorso virtuoso di rientro in parametri di debito più accettabili.
Se poi, come nel caso del nostro Paese, il livello dei tassi del debito pubblico al netto dell’inflazione supera  il tasso di crescita del Pil, che per l’Italia nel 2019 è previsto allo 0,1%, il debito peggiora.
La  prospettiva si aggrava, poi, a seguito di una situazione economica che, oramai è acclarato, è di stagnazione.
Quali sono le strade per uscire da questa situazione?
La prima è quella di mettere mano seriamente ad una revisione della spesa pubblica che richiede, a monte, una profonda riorganizzazione.
Per ragioni elettorali nessun Governo ha voluto affrontare il problema con decisione.
Questa revisione della spesa dovrebbe portare le risorse su scuola e sanità,
 per le spese correnti. Questo in quanto tali spese sono considerate un investimento per il futuro: si pensi solo alla ricerca e all’economia circolare e sostenibile.
Per queste è possibile anche un ricorso misurato al deficit. Naturalmente vanno sostenuti gli  investimenti pubblici anche con  ricorso al debito in quanto le generazioni future avranno i costi ma anche i benefici.
Per il resto occorrerebbe davvero tagliare le spese non produttive o inutili per liberare risorse per interventi di sostegno ai redditi di lavoro (cuneo fiscale) e alla riduzione delle imposte dirette.
Occorrerebbero scelte coerenti operando con rigore nelle scelte di spesa pubblica in modo da evitare interventi pesanti successivi di austerity a seguito di un deficit e poi di un debito fuori controllo.
In ogni modo occorre evitare l’aumento dell’Iva per 23,1 miliardi di euro previsto dalle clausole di salvaguardia.
In questo senso facciamo nostra la proposta degli economisti Francesco Daveri e Alberto Quadrio Curzio che sostengono che un aumento dell’Iva potrebbe deprimere ulteriormente i consumi in presenza di una economia che non cresce.
Torniamo, quindi, al punto iniziale che per uscire dai vincoli dovuti al livello del debito rispetto al Pil bisogna assolutamente mettere in campo una scelta politica di revisione della spesa pubblica del nostro Paese.
ALFREDO ALESSANDRINI
Docente di materie economiche