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Le tante trappole sul percorso di Conte

30 agosto 2019, 08:51

Le tante trappole  sul percorso  di Conte

DOMENICO CACOPARDO

Nell’estate 1979, il bergamasco Filippo Maria Pandolfi, galantuomo e ministro di lungo corso, venne incaricato da Pertini di formare un nuovo governo. Nella definizione del programma e dei componenti del governo, operò con attenzione e coscienza, ascoltando le esigenze di tutti e tentando di comporle. Passarono i giorni e le settimane, finché non dovette rinunciare, lasciando il passo a Cossiga.
Questo significa che Giuseppe Conte, accantonate esigenze non strettamente cruciali, deve fare presto, dimenticando le sue stesse troppo ampie ambizioni di ieri, all’uscita dallo studio di Mattarella. 
Se al piglio del leader, felicemente abbracciato una volta abbandonato il ruolo di avvocato degli italiani, accompagnerà la concretezza politica e, quindi, definirà un programma unitario e una composizione condivisa, potrà presto tornare dal presidente della Repubblica per sciogliere la riserva e definitivamente accettare l’incarico conferitogli. Altrimenti, se si lascerà impaniare in piccole o grandi questioni programmatiche o in ambizioni personali tra di loro incompatibili, dovrà gettare la spugna. 
Non sono poche le trappole disseminate sul suo percorso. La prima, squisitamente politica, è il contrasto, a parole insanabile, tra la richiesta di discontinuità del Pd e la continuità rivendicata con forza da Di Maio. Conte, a sua volta, ha parlato di novità del governo, una formula che potrebbe mediare tra le due esigenze.

Altra questione è il rapporto tra il completamento del taglio dei parlamentari e la necessità, prospettata dal Pd, di modificare – contemporaneamente – in senso proporzionale la legge elettorale. Una riforma che farebbe comodo anche ai 5S per gli effetti di sminamento del pericolo Salvini e, perciò, di allontanamento di uno scioglimento anticipato delle camere.
Non voglio però, inoltrarmi nell’esame dei punti di dissenso programmatico, ai quali va aggiunto il puzzle dei nomi di ministri e sottosegretari. Rimaniamo in politica.
Se Conte risolverà, confermerà la sua leadership e il governo sarà costituito. Altrimenti, avremo le elezioni.
Ciò che, invece, occorre ricordare oggi è che il Paese viene da un lungo e complesso travaglio e che aspira complessivamente alla serenità sulle urgenze finanziarie e sulle prospettive di medio termine. Obiettivi difficili da raggiungere, vista la situazione economica mondiale ed europea.
Nessuno, tuttavia, vuole la luna. Ne abbiamo viste tante, noi italiani, e ci basterebbe svolgere le nostre attività con un’armonia generale ritrovata, nella quale dagli insulti si passi alle discussioni, dalle crociate alle campagne politiche. Senza illusioni, dobbiamo provarci, ognuno dando, dal suo posto, il modesto contributo che gli spetta.

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