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Boris Johnson sta provocando una crisi istituzionale

di Paolo Ferrandi -

06 settembre 2019, 10:47

Boris Johnson sta provocando una crisi istituzionale

Nessuno sa fino a quando Boris Johnson resterà primo ministro, ma ha già ottenuto un risultato che difficilmente sarà scalzato dal Guinness  della politica inglese: infatti è riuscito a perdere tutti i voti parlamentari da quando è primo ministro: quattro su quattro. E, considerando che il Parlamento ha cominciato a lavorare martedì scorso, è stato anche rapidissimo nell'ottenere questo risultato. Per dire, anche Margaret Thatcher perse quattro volte, ma in undici anni di regno e David Cameron, per usare un esempio meno carismatico, ha subito dieci sconfitte, ma in sei anni.
 Insomma, un disastro. E neppure mitigato dalla superiore capacità strategica, visto che con le sue decisioni improvvide è riuscito a spaccare il suo partito, i conservatori - espellendo 20 «ribelli» - dopo aver perso la fragile maggioranza che aveva alla Camera dei Comuni. Un Parlamento che aveva umiliato decretandone il silenzio per un tempo insolitamente lungo con un atto senza precedenti, molto indigesto in un Paese che vive di precedenti. E così la reazione è arrivata: ora è in balia di un'assemblea che non controlla  e non può nemmeno indire nuove elezioni perché non ha i voti.  Ora i risultati più probabili sono una Brexit «dura», disastrosa per l'economia inglese, e l'ennesimo rinvio, disastroso per la sua carriera politica.  La perfetta immagine della tracotanza - in greco «hybris» - che provoca il castigo degli dei nelle tragedie classiche. Un concetto che non deve essere nuovo per Johnson che ha una laurea in lettere classiche a Oxford come accade ai rampolli della upper class.