Sei in Editoriale

editoriale

Due governi, tripla truffa. La sanzione? Andare al voto

di Vittorio Testa -

09 settembre 2019, 09:46

Due governi, tripla truffa. La sanzione? Andare al voto

Ma il voto conta ancora qualcosa? Campagna elettorale delle elezioni politiche nel marzo 2018: il leader del Movimento 5 stelle, Di Maio, assicura che tutto potrà accadere tranne un’alleanza con la Lega di Salvini. Il motivo: «Sono in vendita, hanno rubato, sono servi di Berlusconi, io non so come Salvini la mattina possa ancora guardarsi in faccia allo specchio». Salvini ricambia di cuore: «Incapaci, forcaioli, dove sono andati al potere hanno fallito». E il Pd? Entrambi i due giovani leader si mostrano quasi scandalizzati alla domanda dei cronisti: mai, ma come si può pensare di collaborare con una sinistra che «ha rovinato l’Italia», che «prende ordini da Berlino  e da Bruxelles, da un’Europa che vuole la rovina del nostro Paese». A sua volta il Pd giudica Lega e M5s un autentico «pericolo per la democrazia». E’ sconcertante registrare i fatti che sono seguiti a questi impegni presi con gli elettori, impegni bellamente disattesi da questo terzetto prodigo di beffardi “giurin giurello”. Si dirà: questo è populismo della più bell’acqua; è un antiparlamentarismo che mette in pericolo le istituzioni democratiche. Nonché la sottolineatura del fatto che essendo il nostro un sistema parlamentare e non presidenziale, Camera e Senato sono sovrani, legittimati a decidere, senza alcun vincolo di mandato, nell’interesse della nazione. Sbagliano? Mancano alla parola data? L’unica sanzione possibile è evidentemente quella del voto politico: bisogna aspettare nuove elezioni. 
Ma lo spettacolo di questi sedici mesi è tale da ingenerare nel cittadino lo sconforto di chi vede il proprio consenso usato a fini di pure operazioni di potere, contraddicendo gli impegni presi in campagna elettorale. In sedici mesi si sono formate ben due maggioranze, legittime dal punto di vista del diritto costituzionale ma completamente sovvertitrici del voto uscito dalle elezioni del 4 marzo 2018. Con in più un’umiliazione non secondaria accettata senza batter ciglio dal Partito democratico e dai suoi gruppi parlamentari. L’accordo raggiunto in Parlamento è stato sottoposto al determinante giudizio degli iscritti alla Piattaforma Rousseau, un tribunale telematico a cui sarebbero iscritti centomila militanti pentastellati titolari del potere ultimo di decisione definitiva. Hanno votato in settantamila, ha annunciato il dominus Casaleggio, approvando a grande maggioranza il cambio di alleanza da quello con la Lega a quello di segno opposto con il Pd. 
Dunque la vera e definitiva legittimazione di un accordo parlamentare- deciso da rappresentanti eletti da milioni di persone- è stata data da cinquantamila iscritti a un’associazione privata. E nessuno che abbia fatto rilevare l’anomalia di questa umiliazione politica, men che meno il Pd, sedicente custode dell’ortodossia democratica, con licenza di ignorarla per propria convenienza.