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EDITORIALE

Odio in rete, il problema è CasaPound o Facebook?

di Paolo Ferrandi -

11 settembre 2019, 09:28

Odio in rete, il problema è CasaPound o Facebook?

Facebook ha cancellato dal social network e da Instagram decine di pagine legate a CasaPound, Forza Nuova e ai loro dirigenti, comprese le pagine ufficiali delle due organizzazioni politiche postfasciste.
Dopo le lamentele degli esclusi – che chiedono, in modo un po’ paradossale, rispetto per la libertà di pensiero e di espressione – la società si è giustificata con il fatto che CasaPound e Forza Nuova hanno violato i termini di servizio del social network che vietano la diffusione di messaggi d’odio, in particolare le pagine oscurate  trasuderebbero «odio organizzato». Nessun giudizio, quindi, contro l’ideologia. Solo un’inadempienza contrattuale – quel contratto che nessuno legge, ma che tutti firmiamo quando aderiamo a una piattaforma – da parte dei postfascisti.

Tutto bene, quindi? No, per niente. Perché è indubbio che Facebook sia una piattaforma privata. Ed è anche vero che gli stessi utenti possono rivolgersi altrove (un altrove sempre più ristretto, però) o continuare a comunicare tramite i propri siti istituzionali o personali.
 Ma è altrettanto vero che sono i metodi di funzionamento di Facebook – i suoi algoritmi – che tendono a premiare i contenuti più controversi e violenti perché provocano reazioni più forti e quindi aumentano il tempo passato da tutti noi sulla piattaforma.
 Insomma, paradossalmente, Facebook sull’odio, o meglio sui contenuti emotivamente estremi, ci campa. Ma non vuole che si sappia in giro.