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EDITORIALE

I problemi non aspettano: ora il governo deve pedalare

di Domenico Cacopardo -

15 settembre 2019, 10:38

I problemi non aspettano:  ora il governo deve pedalare

Il governo è fatto e può lavorare. Il numero dei sottosegretari è minore di quello del governo Conte I ed è nella media.  La nascita della coalizione giallo-rossa è ancora oggetto di narrazioni diverse o, addirittura, opposte alla successione degli eventi. Tutto inizia con le dichiarazioni di Salvini e la presentazione, da parte della Lega, della mozione di sfiducia al governo Conte I. Una mossa maldestra, giacché apertura della crisi e richiesta di elezioni non tenevano conto delle forze in campo e dell’elementare principio delle democrazie parlamentari che consentono - appunto - elezioni anticipate solo nel caso in cui, in sostanza, le voglia la maggioranza degli eletti. 
Il Pd, per bocca di Renzi, cui s’è accodato Zingaretti, ha colto la palla al balzo e ha dato il via all’accordo con i 5Stelle. Un interesse primario condividevano e condividono gli alleati: non celebrare subito le elezioni (anche perché sembrava probabile un successo della Lega) e dare il via a un programma condiviso nel quale, tra le tante cose, fosse prevista una legge finanziaria ragionevole d’intesa con l’Unione Europea e con, possibilmente, adeguate disponibilità per investimenti, fosse approvato il taglio del numero dei parlamentari e adottata una legge elettorale proporzionale.
Tema, quest’ultimo, più divisivo che mai, visto che i nostalgici del maggioritario attraversano tutti i gruppi politici. Va, peraltro, constatato che nel 2018 si è imprevedibilmente realizzato un tripolarismo che, senza il concorso dei partiti minori, può dare vita a due coalizioni alternative.

È difficile dire oggi come si atteggerà la legge elettorale che sarà, se lo sarà, approvata.
La politica, peraltro, non può aspettare. Ci sono 1000 e più problemi urgenti che debbono essere portati a soluzione. Qui, su quest’unico terreno, la coalizione giallo-rossa può trovare i consensi di cui ha bisogno. A condizione di presentarsi con la reale unità di intenti che per il momento manca o è flebile.
Ci vorrebbe senso di responsabilità e consapevolezza della natura di questo periodo storico: già, sappiamo tutti di vivere una fase di passaggio per qualcosa di indistinto e ignoto. Il modo migliore per affrontare il futuro, dunque, è gestire bene il presente.
Al netto dei «rumores» su una scissione di Renzi e dei renziani (che avrebbe conseguenze sulla tenuta del governo per la cui costituzione proprio Renzi s’è speso), e sulla quale ci pronunceremo se e quando ci sarà, gli italiani un giorno, il giorno delle elezioni, emetteranno la loro sentenza, promuovendo e bocciando.
Perciò, non ci sono scorciatoie: donne e uomini del governo, se ne siete capaci, dovete governare e governare bene!

 DOMENICO CACOPARDO
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