Sei in Editoriale

Editoriale

Sui curdi Trump è indeciso a tutto

09 ottobre 2019, 08:46

Sui curdi Trump è indeciso a tutto

PAOLO FERRANDI

Ormai siamo abituati alle improvvise svolte in politica estera della Casa Bianca. La posizione degli Stati Uniti  a volte si modifica in un lampo: vecchie alleanze vengono dimenticate e nuove intese si stringono a colpi di post su Twitter che è il modo di comunicazione preferito da Donald Trump. All'umoralità del presidente Usa si aggiungono i limiti del mezzo che, con un numero di caratteri limitato, è più adatto agli slogan che ai ragionamenti.  E così procedono, tra alti e bassi, minacce e blandizie, le trattative commerciali con la Cina e quelle sul nucleare con la Corea del Nord. Lo stesso stile c'è nei rapporti con gli alleati: un giorno fedeli, un altro considerati alla stregua di pericolosi nemici.
Però quello che è successo con la Turchia sulla questione curda ha pochi precedenti. Prima è arrivato il via libera definitivo di Trump all'invasione da parte dell'esercito turco di un corridoio di una trentina di chilometri di terreno siriano attualmente controllato dai curdi. Il tutto condito da un linguaggio insultante  per i curdi che hanno aiutato gli Stati Uniti e l'Occidente a combattere l'Isis. Poi, dopo la levata di scudi da parte di praticamente tutto l'arco politico Usa, compresi i repubblicani, il presidente è tornato sui suoi passi, minacciando i turchi di una specie di Armageddon commerciale se si azzarderanno ad allargarsi troppo in Siria. Insomma, Trump ha lanciato una serie di segnali contraddittori, che stanno aumentando la confusione in una delle aree più incandescenti del mondo, con l'incoscienza di chi scuote una fiala di nitroglicerina in un deposito di esplosivi. 
  
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA