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EDITORIALE

Pil, gli stimoli non bastano: serve un piano di investimenti

di Alfredo Alessandrini -

06 novembre 2019, 08:56

Pil, gli stimoli non bastano: serve un piano di investimenti

Alcuni recenti fatti inducono a qualche riflessione e a conseguenti commenti.
Il primo fatto è relativo ai dati recentemente diffusi da Istat. L’occupazione a settembre registra un leggero calo rispetto ad agosto pari a 32.000 unità.
Un dato che deriva da un aumento dei contratti a termine (+30.000), un calo di quelli stabili (-18.000) e soprattutto di quelli autonomi (-44.000). Sembrerebbe, a prima vista, che gli effetti del “decreto dignità” si stiano riducendo. Ed anche quelli della flat tax sulle partite Iva sono insufficienti.
La crescita dell’occupazione nel primo semestre potrebbe ricollegarsi agli sgravi contributivi che il decreto dignità ha previsto per la stabilizzazione dei contratti ma pare proprio che senza misure che incentivino la crescita economica e quindi il lavoro, queste misure da sole tendano a ridurre i loro effetti.
Infatti, dice sempre l’Istat, il quadro economico è di sostanziale stagnazione con solo uno 0,3% del terzo trimestre rispetto a quello dello stesso periodo dello scorso anno, significativamente più basso dell’1.1% dell’eurozona. Questi dati ci danno l’occasione di alcuni commenti: dal lato del lavoro le misure di facilitazione alle assunzioni ed in particolare di quelle a tempo indeterminato producono risultati positivi sull’occupazione a breve termine ma per essere veramente efficaci devono accompagnarsi a misure di politica economica che favoriscano l’occupazione e quindi una domanda di lavoro da parte del settore produttivo pubblico e privato che sia strutturale.
Il dato dell’andamento del prodotto interno lordo ci fa capire che il sistema economico nazionale non è decollato. Sulla produzione industriale e sul commercio internazionale incidono le ricadute delle scelte internazionali quali la Brexit, i dazi americani e la situazione geopolitica del medio oriente. Ma l’assenza di una politica industriale europea espansiva, con la catalizzazione del risparmio verso gli investimenti e un ruolo trainante dei paesi che hanno una situazione di bilancio pubblico favorevole quali Germania e Olanda, non attiva quella ripresa necessaria ed un rilancio economico dell’Europa. 
L’ultimo elemento che prendiamo in considerazione è la fine del mandato di Mario Draghi e la successione di Christine Lagarde. La politica monetaria espansiva, che ha caratterizzato una parte importante del mandato di Draghi, sarà sicuramente proseguita dalla Lagarde. La politica monetaria accomodante da sola non può rilanciare la ripresa economica. Questa ha bisogno di una politica di bilancio  espansiva da parte dei paesi quali, Germania e Olanda, che hanno margini per una politica fiscale espansiva.
 Tornando al nostro Paese, anche gli stimoli sulla domanda interna paiono avere una ricaduta limitata sull’andamento del Pil. Ancora una volta se questi non si accompagnano ad una politica di rilancio dell’occupazione attraverso un piano di investimenti europei, le ricadute sul Pil saranno limitate. I dati Istat e le posizioni di Draghi e Lagarde ci fanno capire che gli stimoli spesso non coordinati sul lavoro, sulla redistribuzione dei redditi, sulla domanda, hanno una efficacia limitata se non si accompagnano ad una politica economica di rilancio degli investimenti pubblici e privati. 
Anche la politica monetaria, come ricordato, ha scarsa efficacia senza una politica di bilancio pubblico espansiva per i Paesi che ne hanno la possibilità.Non è il caso del nostro Paese che ha un debito pubblico molto consistente e, pertanto, deve battersi per un piano di investimenti europei significativo. Per concludere, non è tempo di azioni di politica economica frammentate e con scopi elettorali ma è tempo di un grande piano di investimenti concordato con le Istituzioni Europee.
ALFREDO ALESSANDRINI
Docente di materie economiche