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EDITORIALE

Sul Fondo «salvastati» non si può dire «a mia insaputa»

di Alfredo Alessandrini -

26 novembre 2019, 10:18

Sul Fondo  «salvastati» non si può dire «a mia insaputa»

 Ancora una volta, su un dossier delicato come la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità, che comporta una revisione di un trattato internazionale, spunta il consueto atteggiamento italiano «a mia insaputa». 
Facciamo una breve storia di questi fondi. Un primo meccanismo, European Financial Stability Facility (Efsf) fu creato nel maggio 2010 dai 27 stati membri e ne hanno beneficiato Grecia, Irlanda e Portogallo. Questo era un fondo temporaneo così come il successivo Efsm. I due fondi sono poi stati sostituiti dal Meccanismo europeo di stabilità, detto anche Fondo salvastati, creato nel marzo 2011 ma entrato in vigore nel luglio 2012.
Lo scopo è quello di mettere a disposizione risorse finanziarie per gli Stati membri dell’Eurozona. Ha operato interventi finanziari a favore di Cipro, Grecia e Spagna. 
Ma in che cosa consiste la riforma di cui tanto si discute? Si inserisce in un complesso pacchetto di riforme che,  oltre a quella dello stesso Mes,  comprende la creazione di un bilancio della zona Euro e il completamento dell’Unione Bancaria introducendo il terzo pilastro della garanzia unica dei depositi. I primi due pilastri dell’Unione bancaria, il Meccanismo di vigilanza unico e il Sistema centralizzato di risoluzione delle crisi bancarie, sono stati realizzati.
Come possiamo vedere si tratta di un pacchetto di riforme  fondamentali per far fronte alla crisi delle banche e degli Stati dell’Eurozona.
La riforma del Mes è un pilastro importante di tutto il pacchetto.  Il 14 giugno scorso l’Eurogruppo ha concordato un piano di modifiche al Trattato MES con l’obiettivo di concludere l’intero pacchetto entro il dicembre 2019.  Ad essere riviste in maniera più stringente sarebbero le condizioni per poter attivare le linee di credito precauzionali in presenza di situazioni di crisi di un Paese. Se da un lato le procedure per ottenere i finanziamenti sono più rigide e selettive, dall’altro sono più snelle. 
 Ma non entriamo nel dettaglio tecnico delle due linee di credito previste dal Fondi Salva Stati. E’ più interessante analizzare i passi fin qui effettuati dal precedente governo. L’ex ministro Tria ha partecipato all’Eurogruppo fra il 13 e il 14 giugno 2019, ottenendo, con un confronto durissimo, di togliere il riferimento al collegamento fra «la valutazione del debito pubblico e la sua ristrutturazione».  Continua Tria nella sua intervista  sul Messaggero «nella bozza di documento che abbiamo ipotizzato questo passaggio è stato eliminato, però è vero che fino all’approvazione finale può sempre saltar fuori». Quindi, come affermato da Tria nella sopra indicata intervista, il risultato è stato quello di evitare una procedura di ristrutturazione del debito che avrebbe, questa si, allarmato i mercati con danni enormi per il Paese richiedente il finanziamento. 
Ma la questione più rilevante è che  Tria dice di aver informato le Commissioni riunite del  Parlamento sugli esiti della riunione dell’Eurogruppo (ai vertici delle due commissioni bilancio del Senato e della Camera dei deputati vi sono due Parlamentari  della precedente maggioranza). Allora, a mia insaputa, non si può più dire. Diversi esponenti «qualificati»  della precedente maggioranza sapevano. E non abbiamo ragione di non credere alle parole dell’ex ministro. 
Anche la Presidenza del Consiglio ha ricostruito il percorso della riforma del Mes: il presidente dell’allora Consiglio giallo-verde ha riferito in Parlamento il 19 giugno sull’argomento;  ha poi riportato nel Consiglio europeo del 21 giugno la posizione del Parlamento Italiano di vincolare la riforma del Mes all’intero pacchetto comprendente il bilancio dell’Unione Europea e il terzo pilastro dell’Unione bancaria di un sistema unico di garanzia dei depositi.
 Non spetta a noi addentrarci nei complicati aspetti tecnici: esprimiamo, invece, una valutazione negativa sul fatto che un dossier di questa importanza e delicatezza, che dovrebbe vedere il Parlamento impegnato a verificare le eventuali criticità della riforma come chiesto da  Abi, si trasformi nell’ennesima occasione di scontro politico ed elettorale. Superato l’aspetto «a mia insaputa» perché qualcuno  doveva conoscere bene il dossier (come afferma  Tria nella sua intervista), sarebbe utile che «tutte» le forze politiche in  Parlamento si dedicassero ad entrare nel merito del progetto di riforma in modo da individuare la migliore sintesi. 
Il percorso del progetto di riforma proseguirà al prossimo Eurogruppo del 4 dicembre e il 12 e 13 dicembre al vertice dei capi di Stato e di governo. E’ prevista una audizione del ministro Gualtieri in Senato il 27 novembre e il 10 dicembre del premier Conte. Il Parlamento sarà chiamato a ratificare la modifica del trattato Mes  l’anno prossimo. Ecco, in tutti questi passaggi, invece di una polemica elettorale sarebbe utile un serio confronto sui temi qualificanti e rilevanti del dossier. Speriamo che il buon senso prevalga.