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il commento

Un algoritmo per la lotta alle mafie

24 dicembre 2019, 15:21

Un algoritmo per la lotta alle mafie

Francesco Monaco

«La mafia ha superato i suoi confini territoriali: è un fenomeno pericoloso». Diamo il benvenuto nel 2019 (che peraltro sta finendo), al sindaco di Nichelino Giampiero Tolardo. Detto senza ironia, meglio tardi che mai. Anche se c'è voluto l'arresto di un assessore regionale con l'accusa di voto di scambio per dare una sveglia al Piemonte, che pure è «circondato» su tre lati da altre regioni nelle quali la criminalità organizzata ha da tempo fornito lavoro agli inquirenti. Il perché ci sia poco da ridere sulla frase del primo cittadino del comune torinese è presto detto: nonostante una maxi inchiesta che a scanso di equivoci è stata denominata «Aemilia» e che ha già svelato molte delle trame ordite dalla 'ndrangheta nelle nostre province, il tema è clamorosamente assente dalla campagna elettorale in vista del voto per le regionali del 26 gennaio in Emilia-Romagna. 
C'è poco da fare (anche se invece ce ne sarebbe tanto): alla gente, quella che si lamenta, che odia, che insulta e che fa del benaltrismo una bandiera, non gliene importa nulla, o quasi. Mafia, camorra e 'ndrangheta non «tirano», non fanno audience (a meno che non siano serie tv) né generano traffico online. La recente operazione della Dda di Catanzaro che ha portato all'arresto in mezza Italia di oltre 300 presunti appartenenti alle varie 'ndrine, ha raccolto le briciole sui social network, surclassata da altri argomenti in favore di algoritmo. Forse servirebbe un hashtag che faccia da aggregatore tematico per rendere la lotta alla mafia una priorità non solo per i magistrati e le forze dell'ordine, ma anche per l'opinione pubblica. Ci si continua ad azzuffare sui migranti, sulle cittadinanze onorarie alla Segre, su chi muove le Sardine, persino sulla provenienza delle nocciole della Nutella, ma mai un pensiero, un commento, una presa di coscienza (personale, collettiva, ma soprattutto spontanea e non solo indotta dalle associazioni antimafia) su un fenomeno devastante, che si arricchisce intercettando i nostri soldi, si nutre dei tessuti economici sani e ci divora a poco a poco come un cancro, senza fare il benché minimo rumore.
Negli ultimi cinque anni, è notizia di ieri, la Guardia di Finanza ha sottratto ai boss e alle loro organizzazioni qualcosa come 18 miliardi di euro, in beni mobili e immobili, una cifra che corrisponde ad oltre l'1% del Pil. Ma è meglio continuare a credere, con certezza granitica, che se il Paese non cresce è colpa dell'Europa. E festeggiare il Natale e l'anno nuovo restando ancora una volta ignari, volutamente o inconsapevolmente, di tutto ciò che ruota attorno alle attività di riciclaggio, ai flussi di denaro, ai passaggi di proprietà. Ma parafrasando Fabrizio De André, «anche se noi ci crediamo assolti, siamo lo stesso coinvolti».