Sei in Editoriale

EDITORIALE

La prescrizione vale più di una crisi di governo

di Paolo Ferrandi -

28 dicembre 2019, 09:48

La prescrizione vale più di una crisi di governo

Ieri il Pd ha presentato il proprio disegno di legge sulla prescrizione del reato che tenta di limitare gli effetti della legge -  approvata dal precedente governo gialloverde con il voto contrario dei democratici -  che ha abolito  proprio la prescrizione dopo il giudizio di primo grado. Una legge che andrà in vigore a partire da gennaio. Un ulteriore inciampo sul cammino non facile dell'esecutivo, ma una volta tanto su un tema delicato e importante.
La prescrizione  prevede che un reato sia estinto, dunque che il relativo processo penale che lo riguarda abbia fine, trascorso un determinato periodo di tempo che corrisponde «al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria». 
Si tratta di un principio  che garantisce il cittadino da processi infiniti e che è dovuto anche al fatto che, a distanza di tempo, viene meno l’interesse dello Stato sia a punire un comportamento penalmente rilevante, sia a tentare il reinserimento sociale del reo.
Il problema è che, molto spesso, in Italia i processi sono talmente lunghi da estinguersi, appunto, per prescrizione. Solo che invece di cercare di sveltire il processo, cioè di partire dalle fondamenta, si è deciso di partire dal tetto, facendo in modo che i processi possano durare in eterno,  facendosi beffa dell'articolo 111 della Costituzione che ne prescrive la «ragionevole durata».  Il modo sbagliato di risolvere i problemi.