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COMMENTO

Quelle morti per imprudenza e abuso di alcol

di Anna Maria Ferrari -

29 dicembre 2019, 09:55

Quelle morti per imprudenza e abuso di alcol

Mano nella mano, come fossimo un corpo solo, l’elettricità che corre altissima. Vicine, una di fianco all’altra: saltiamo il guardrail di corso Francia,  ce la faremo ad attraversare, anche se le macchine corrono, sfrecciano, ci sfiorano. La morte? Roba da vecchi. E noi, sì noi,  siamo giovani, 16 anni. E velocissime. Di là ci sono i nostri amici, ci aspettano. Ehi, stiamo arrivando. Ancora un attimo, ci siamo. Non ci sono macchine. 
Camilla e Gaia, di corsa, capelli che volano. Un boato. Mano nella mano.  
La festa dell’Erasmus, al Fleming,  è finita troppo presto,  ma al Treebar, al Flaminio,  fanno ancora un brindisi. Andiamo? Ho bevuto troppo, ma dai, sono lucido. Figurati se mi beccano. Stoppano gli anziani, quelli imbranati.  Riflessi rallentati? Tutte balle. E cosa c’entra se una volta mi hanno ritirato la patente per l’alcol. Ma, adesso, perché quell’auto lì davanti, appena ripartita al semaforo, va così piano? E’ verde, mi oscura la vista, ma dai, chissene, schiaccio.
Pietro, i riccioli scuri, il suv, il papà regista. Vent’anni. Un boato. Cosa vuoi che succeda. 
Il corpo sbalzato sul cofano, poi sull’asfalto. Pupazzi coi fili spezzati. Non respiravano più, Camilla e Gaia, distese a terra. Qualche metro più in là e si sarebbero salvate. Tre famiglie distrutte. Una maledetta imprudenza. E soprattutto, l’abuso di alcool alla guida: che rallenta i tempi di reazione, riduce il campo visivo, soprattutto al buio, compromette la capacità di concentrazione. Il 25 % di incidenti stradali  per giovani compresi tra i 18 e i 24 anni è attribuibile al bicchiere di troppo. Dal 2012, «alcool correlati»,  ci sono stati 3653 morti in Italia e  10mila in Europa.  Ripetiamolo a noi stessi,  ai nostri figli.