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EDITORIALE

Test nazionale. Ma attenzione alla Regione

di Stefano Pileri -

29 dicembre 2019, 09:37

Test nazionale. Ma attenzione alla Regione

Ci siamo. Terminata la presentazione delle candidature, parte  ufficialmente la campagna elettorale per le Regionali del 26 gennaio. A dir la verità, fra i comizi di Matteo  Salvini e  le manifestazioni delle sardine, sono mesi che si parla di questo voto  indicato da tutti come un appuntamento clou della  vita politica italiana. 
 Per la prima volta da cinquant’anni, da quando cioè si vota per le regioni, il centrosinistra potrebbe essere sconfitto in Emilia Romagna. Se infatti si prende come base di partenza il risultato delle ultime elezioni europee, la coalizione di centrodestra parte davanti, e non di poco. Naturale dunque che la Lega di Salvini  da mesi pregusti il «colpaccio» storico, che non era mai riuscito né alla Democrazia cristiana né a Forza Italia. Il centrosinistra fa fatica a riprendersi dalla batosta delle politiche 2018 ma qui, a differenza che in Umbria,  all’onda lunga leghista può contrapporre importanti risultati amministrativi.

Per tutta questa serie di ragioni  il risultato si preannuncia quanto mai incerto.
È evidente che, con queste premesse,  le elezioni  del 26 gennaio non saranno solo una gara fra il governatore uscente, il Pd Stefano Bonaccini, e la sua principale sfidante, la leghista Lucia Borgonzoni, ma saranno anche un test nazionale: pro o contro il governo Conte 2, pro o contro la sua maggioranza giallorossa e quindi pro o contro la Lega di Salvini. È inevitabile che sia così per il momento in cui arriva questo voto, per il peso dell’Emilia Romagna,  per gli effetti che una sconfitta del centrosinistra potrebbe avere sulla tenuta del governo e forse anche sulla sopravvivenza  dello stesso Pd. 
Ma, al di là delle conseguenze nazionali,  non bisogna dimenticare che sarà soprattutto un voto importante per il futuro di  tutti coloro che in Emilia Romagna vivono e lavorano. E per questo motivo,  più  che delle scelte (e degli errori)   di Conte, Renzi,  Di Maio, Salvini  e  Meloni, è indispensabile che, da qui al 26 gennaio,  si discuta  soprattutto del futuro di questa regione. Delle sue strade e delle sue ferrovie, dei suoi ospedali  e del suo sistema produttivo, dei suoi servizi sociali e della sicurezza delle sue città. Tenendo presente che l’Emilia Romagna è  sì uno dei territori più avanzati e all’avanguardia d’Europa, ma anche qui i problemi non mancano. E, se non si vuole andare indietro, bisogna essere capaci di  fare sempre di più e meglio.