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EDITORIALE

Soleimani: una morte che avrà conseguenze

di Paolo Ferrandi -

04 gennaio 2020, 09:00

Soleimani: una morte che avrà conseguenze

«Speak sofly and carry a big stick. You will go far», cioè «usa toni moderati, ma porta con te un grosso randello. Andrai lontano»: ancora una volta la massima  di Theodore Roosevelt è un buon punto di partenza per capire le intenzioni di Washington, anche se Trump, più che altro, agita  il randello usando parole non proprio sobrie. 
L'azione che ha portato alla morte del generale iraniano  Qassem Soleimani, capo delle Forze  Al Quds (in pratica il braccio armato all'estero dei pasdaran iraniani) e talmente potente da essere considerato  il numero due della Guida suprema Ali Khamenei, è militarmente un colpo da maestro.  Ma anche un attacco che avrà delle conseguenze  molto pericolose per l'equilibrio del Medio Oriente e per la sicurezza dell'Occidente e dell'Europa.
Per riprendere la metafora del randello, infatti, Trump, uccidendo Soleimani, ha colpito un bersaglio grosso, ma ha anche fatto cadere un vero e proprio  nido di vespe, molto aggressive e, da ieri, molto arrabbiate.
Soleimani è stato lo stratega che ha coordinato gli ultimi 20 anni della politica di influenza iraniana nel Medio Oriente: ed è stato efficacissimo in questo. L'Iran decide quello che accade in Libano, Siria, Iraq e Yemen e può attaccare - come ha fatto - l'Arabia Saudita. Ora Teheran è indebolita dalla sanzioni, ma conserva un'enorme capacità di infliggere danni, non in campo aperto, ma con azioni sotto copertura o più propriamente terroristiche. E questo succederà. Speriamo non contro i soldati e addestratori italiani che sono presenti in Libano, Libia e Iraq.