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EDITORIALE

Greta, il 2020 e le donne simboli di speranza

di Vittorio Testa -

07 gennaio 2020, 09:48

Greta, il 2020  e le donne simboli di speranza

E’ una significativa casualità quella che agli albori del nuovo anno mette insieme sacro e profano, con la prima omelia  del 2020 da Papa Francesco dedicata a celebrare la figura femminile («Senza la donna non c’è salvezza») mentre all’altro capo del mondo, a New York, va in scena il processo all’orco dell’accappatoio, il potentissimo produttore cinematografico Harvey Weinstein, il satrapo di Hollywood accusato da attrici, segretarie di produzione, lavoratrici nel mondo dello spettacolo, di aggressione e molestie sessuali: un’ottantina di denunce a scoppio ritardato, piovute sul greve assaltatore seriale nel 2017 (operazione “Metoo”) e riferite a prepotenze brutali compiute dall’infoiato energumeno nell’arco di venticinque anni. Con l’esborso di 25 milioni di dollari  Weinstein, l’erotomane implacabile sopportato nonché adulato per anni da tutta Hollywood senziente e silente, ha convinto molte denuncianti a recedere dalla causa civile. Ma non due signore che hanno deciso di sfidare fino in fondo l’orco ora alla sbarra in un  procedimento penale nel quale Weinstein rischia l’ergastolo per cinque capi d’accusa: uno di atti sessuali criminali; due di stupro e due di atti da predatore sessuale. La vicenda ha suscitato un interesse mediatico enorme, con l’opinione pubblica divisa tra sostenitori del “Metoo”, convinti della giustezza di denunce seppur tardive, e critici ritenenti inaccettabile la rivelazione dei misfatti dopo un lunghissimo silenzio durante il quale le future vittime intrattenevano rapporti festosi
con il grasso magnate padrone di carriere fastose o di inesorabile oblio. Resta comunque l’evidenza di un esemplare scatto d’orgoglio ribellista della donna a difesa della propria dignità spesso calpestata  dal maschio soverchiante dal suo posto di potere. «No alla donna sfruttata nel suo corpo, umiliata nella maternità e sul posto di lavoro», tuona il Papa: «Le donne sono fonte di vita, eppure sono continuamente offese, picchiate, violentate. E ogni violenza inferta alla donna è una profanazione di Dio, nato da donna». Francesco invita alla valorizzazione delle virtù femminili: «La donna è donatrice e mediatrice di pace e va pienamente associata ai processi decisionali». Processi decisionali che incidono sul presente e soprattutto sul futuro della società, della politica ormai ferma, con il fiato corto  nell’incapacità di superare i limiti di un tatticismo di giornata, senza un’idea a  lunga gittata, senza un progetto di società futura. Un contesto odierno da rabbrividire: cosa lasceremo, che mondo sarà quello che consegneremo ai nostri figli e nipoti, alle generazioni a venire? Continueremo a distruggere l’ambiente in cui viviamo senza aver contezza della catastrofe preconizzata dai più illuminati imprenditori ma sottovalutata da una politica inefficace. E qui si innesta prepotentemente  il  caso delle Sardine e quello, incredibile, di  Greta Thunberg, la sedicenne ragazzina svedese, novella Giovanna d’Arco che sente le voci premonitrici di un possibile disastro epocale di proporzioni bibliche. Greta è diventata una sorta di profetessa mondiale che sta segnando a fondo la cultura delle nuove generazioni che ora esigono interventi decisivi per il futuro. E sempre per restare nell’ipotesi di questo “2020  al femminile” va senza dubbio rilevata la forza scaturita dal fenomeno delle Sardine, trascinanti migliaia di giovani non più disposti a subire passivamente la mancanza di progettualità di un ceto politico autoreferente e lontano dalla realtà di tutti i giorni, non in grado di pensare come far fronte agli scenari futuri.
Dopo le sbornie ideologiche giovanili degli anni Settanta che hanno figliato estremismi e illusioni, scontri e macerie: dopo il ripiegamento degli anni Ottanta, la disillusione e la ricerca del profitto a tutti i costi poi stroncata da una crisi che dura da undici anni, si affaccia ora un movimento apartitico capeggiato da giovani ragazze e ragazzi che non si divide su scelte ideologiche, ma vuole imporre l’attenzione primaria semplicemente  all’indispensabilità di salvare l’ambiente in cui viviamo. Le piazze colme di questi giovani forse sono l’unica speranza di un futuro mondo migliore: che l’icona salvifica sia diventata una ragazzina svedese che pare attraversata dal demone buono dell’ecologia, non è un caso. Poeta tenero, Papa Francesco già nel 2017 scriveva nella meditazione mattutina: «La donna  è il grande dono di Dio, capace di portare armonia nel Creato e che fa del mondo una cosa bella». Greta è una di queste speranze. Ne occorrono altre.