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EDITORIALE

Usa e Iran la guerra (per ora) è rimandata

di Paolo Ferrandi -

09 gennaio 2020, 16:26

Usa e Iran la guerra  (per ora)  è rimandata

di Paolo Ferrandi
Puntuale, dopo i giorni del lutto per la morte del generale Qassem Soleimani, è arrivata la risposta iraniana all’azione degli Stati Uniti. Puntuale e spuntata, visto che l’attacco missilistico sembra aver fatto pochi danni materiali e nessuna vittima tra gli americani, gli iracheni e, per fortuna, nemmeno tra i soldati Nato, tra cui (ad Erbil, una delle basi colpite) ci sono anche gli italiani. 

Una mancanza di efficacia probabilmente voluta, tenuto conto che Teheran ha addirittura avvertito il governo di Baghdad prima dell'attacco, ma che ha permesso al regime degli Ayatollah di cantare vittoria senza dover pagare un prezzo troppo grande per l’eventuale rappresaglia americana che, in effetti, non arriverà. 
Donald Trump ieri, infatti, ha ribadito che l’Iran non avrà mai l’arma atomica, ha attaccato l’amministrazione Obama per aver firmato con Teheran il trattato sul nucleare e ha esortato gli alleati europei (l’Italia non è stata citata) a denunciarlo a loro volta, ha annunciato sanzioni più dure, ha chiesto un coinvolgimento più forte della Nato in Medio Oriente, ma si è guardato bene dall’ordinare nuovi interventi militari.

Tutto come prima, dunque? Non proprio. Perché gli Stati Uniti, uccidendo Soleimani, hanno ribadito che sono pronti a reagire in modo molto duro. E l’Iran, a questo punto, dovrà tenerne conto. Ma non per questo rinuncerà al suo progetto di egemonia regionale. Con quali mezzi è tutto da vedere.