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EDITORIALE

Libia: breve promemoria per il governo italiano

di DOMENICO CACOPARDO -

11 gennaio 2020, 08:39

Libia: breve promemoria per il governo italiano

Dossier Libia: breve promemoria per il governo italiano. 
1) Perché. È necessario stabilire la ragione che ci spinge a interessarci di Libia. Il petrolio? I flussi migratori? Il pericolo terrorismo?
2) Quali fini. Definire, nell’arco dei nostri interessi quali siano da perseguire in modo prioritario e immediato.
3) Come. Va messa nell’archivio dello stupidario nazionale la frase: «l’opzione “ricorso alla forza” è esclusa». Tutti coloro che si muovono sul terreno esercitano la loro forza armata. Se si vuole contare, si deve essere disposti a mostrare le armi (e 2 portaerei sono un solido argomento militare). Non è obbligatorio usarle, ma, se non ci fosse altra opzione, si dovrebbe farlo. Il valore - anche latente - delle armi deve essere integrato dall’azione dei servizi sul terreno: in passato sono stati utilizzati quattrini per ottenere l’appoggio di tribù e capi-fazione. Non si vede perché, in un contesto in cui sia esposta la bandiera italiana, non possano essere ancora attrattive relazioni di questo genere. Sul punto, l’azione dell’Eni dovrebbe essere coordinata con quella del governo (se avrà una politica definita e identificabile).
4) Con chi. Occorre comprendere che, per esempio, l’appoggio a Serraj non si realizza con le parole: esso comporta un’azione concreta (aiuti militari, armamenti e truppe). È possibile che l’abbraccio tra Serraj ed Erdogan non sia così stretto e conclusivo da escludere margini di autonomia di Tripoli. Peraltro, anche Haftar potrebbe presentare qualche utilità. È necessaria una spietata valutazione delle convenienze, in relazione ai fini che intendiamo perseguire.
5) Altro «con chi»: l’Unione europea. È evidente che smuovere l’Europa sarebbe risolutivo, anche se… anche se in Europa si scontrano interessi opposti e concorrenti. Prima di tutto i francesi, illusi ancora di poter contare nello scacchiere e, quindi, di poter mettere mano sul patrimonio petrolifero italiano (cioè dell’Eni). Macron, tuttavia, non è privo di realismo e potrebbe apprezzare la circostanza che è meglio una partnership condivisa tramite l’Europa che nessuna partnership. Inoltre, Tunisia e Algeria (che un tempo l’Italia aveva strappato all’egemonia francese) sono chiaramente ostili alla presenza in Libia di Erdogan e delle sue truppe.
Questo significa la possibilità di utili appoggi in Nord-Africa per una posizione europea o, al limite, franco-italiana. 
Ognuno di questi punti avrebbe dovuto essere già definito e acquisito nelle decisioni governative. La sensazione (che in questi casi vale più della realtà) è che si stia procedendo alla giornata senza un disegno. 
Ci vorrebbero approfondimenti e azioni del governo e dei servizi sul campo. I più attrezzati ad sviscerare il dossier e a enunciare le alternative siedono nello stato maggiore della difesa e nei servizi segreti. Essi debbono essere chiamati a svolgere i loro compiti professionali, lasciando alla politica la scelta dell’ipotesi finale.
Altrimenti fuori gioco siamo e fuori gioco resteremo.

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