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Affascinato dalla mostra sui 285 anni della Gazzetta

Il Presidente ha mostrato grande interesse per le pagine storiche e gli oggetti collegati. Dalla prima copia del 1735 ai cimeli dei grandi campioni parmigiani dello sport 
 

di Claudio Rinaldi -

13 gennaio 2020, 09:35

Affascinato  dalla mostra sui 285 anni della Gazzetta

Un’emozione unica. Uno splendido regalo per il nostro 285° “compleanno”: il più bello che potessimo augurarci. Il Presidente Mattarella ha visitato in anteprima la nostra mostra a Palazzo Pigorini. «Bellissima», ha detto all’uscita. «Vorrei avere più tempo per vederla meglio». Il lettore immaginerà facilmente l’emozione di chi scrive – che lo ha accompagnato lungo tutte le sale del percorso espositivo – nel sentire un complimento del genere dal nostro Presidente. 
Un’emozione unica. Uno splendido regalo per il nostro 285° “compleanno”: il più bello che potessimo augurarci. Il Presidente Mattarella ha visitato in anteprima la nostra mostra a Palazzo Pigorini. «Bellissima», ha detto all’uscita. «Vorrei avere più tempo per vederla meglio». Il lettore immaginerà facilmente l’emozione di chi scrive – che lo ha accompagnato lungo tutte le sale del percorso espositivo – nel sentire un complimento del genere dal nostro Presidente. 
Colto, sensibile, attento, gentilissimo. Esattamente come appare vedendolo in tivù, il Presidente Sergio Mattarella ha guardato con grande interesse tutti gli ambienti della mostra. Che sono quattro – come le redazioni di un giornale: cronaca, cultura, spettacoli e sport – più uno, dedicato a noi, alla nostra storia, al gruppo Gazzetta di Parma, alle grandi firme.
 La particolarità della mostra – che si intitola “Parma e` la Gazzetta. Cronaca, cultura, spettacoli, sport: 285 anni di storia” – è che le duecento pagine storiche che abbiamo selezionato (impresa improba: “solo” duecento pagine in 285 anni di storia) sono abbinate a oggetti memorabili e particolarmente significativi. 
 Qualche esempio, tra quelli che più hanno colpito il Presidente: vicino alla “Gazzetta” listata a lutto per la morte di Maria Luigia ci sono un ritratto della duchessa di Paolo Toschi e il bozzetto della carrozza funebre che fu appositamente realizzata per trasportare le spoglie in Austria. Vicino alla doppia pagina sull’inaugurazione dell’Ospedale dei bambini donato alla città da Pietro Barilla, due convogli del trenino che è da allora il simbolo dell’ospedale. Vicino alle pagine dedicate a Carlo Bergonzi, l’abito dell’“Andrea Chènier”, la prima opera dove ha cantato da tenore: quando ancora nessuno avrebbe sospettato che quel giovane della Bassa sarebbe diventato il più grande tenore verdiano del secolo. 
Nela sala dello sport, una parete intera è dedicata a Vittorio Adorni: vicino alla pagina sul Mondiale di Imola del 1968 (con il titolo riquadrato in rosso: una vera e propria “impresa” grafica, mezzo secolo fa) ci sono la sua bicicletta e le maglie della Scic e della Salvarani. E poi, i modellini delle Dallara dei trionfi a Indianapolis, i cartellini e il fischietto di Alberto Michelotti. E la medaglia olimpica di Rio, gli occhialini e la cuffia di Giulia Ghiretti, la super campionessa che il Presidente conosce bene (lo scorso novembre l’ha invitata al Quirinale con una rappresentanza di atleti medagliati ai Mondiali di nuoto paralimpico). 
Nella sala della cultura ha apprezzato le pagine dedicate a Cesare Zavattini, ad Attilio Bertolucci, a Giovannino Guareschi, ad Alberto Bevilacqua. In quella degli spettacoli, si è soffermato sul nostro tributo a Bernardo Bertolucci (le pagine dei nove Oscar all’”Ultimo imperatore”, della laurea honoris causa ricevuta dall’Università e le locandine di “Prima della rivoluzione”) e sulla zona dedicata ad Arturo Toscanini, con la pagina della “Gazzetta” che raccontava la sua trionfale direzione al concerto della Liberazione per la riapertura della Scala, nel 1946 – di cui il Presidente aveva parlato poco prima, nel suo applauditissimo intervento al Teatro Regio – e sulle foto esposte, avute in prestito dalla sezione musicale della Biblioteca Palatina.
 Lo diciamo senza falsa modestia, anzi orgogliosissimi: proprio davanti alle teche della sala degli spettacoli il Presidente si è detto molto favorevolmente impressionato da quanti oggetti – alcuni di grande valore, altri inediti, altri ancora curiosi: ma tutti abbinati alle pagine “storiche” in mostra – abbiamo esposto. E saranno fischiate le orecchie a Giancarlo Gonizzi, lo storico appassionato e colto che ha curato la mostra e il catalogo con chi scrive e che ha scovato tutti gli oggetti esposti (prestati per l’occasione dal Complesso Monumentale della Pilotta, dalla Fondazione Cariparma, dal Museo Glauco Lombardi e da decine e decine di prestatori privati).
 Il Presidente si è soffermato sulla prima “Gazzetta” arrivata a noi, datata 19 aprile 1735: quattro pagine con notizie dall’Europa e dal mondo e poche righe dedicate a Parma, nella quarta pagina. E si è poi mostrato molto interessato alla sala dedicata alla nostra storia, dove esponiamo alcuni reperti tipografici “antichi”, un busto di Bodoni («Non poteva mancare un omaggio al principe dei tipografi», ha commentato) e pannelli dedicati al gruppo Gazzetta di Parma (il sito internet, “12 Tv Parma”, “Radio Parma”, “Parma City Mag”, la Publiedi), alla cronologia dei direttori e alle grandi firme. Da Attilio Bertolucci a Bruno Barilli, da Pietrino Bianchi a Giovannino Guareschi. Ha parlato della dinastia dei Molossi e delle quattro generazioni di direttori della “Gazzetta” (Pellegrino, Gontrano, Baldassarre e Giuliano) e della grande stima che nutre per Egisto Corradi, uno dei più grandi inviati di tutti i tempi. E si è divertito al racconto di un aneddoto molto noto, tra i giornalisti parmigiani: nella Praga in rivolta del 1969, nella ricorrenza dell’invasione sovietica dell’anno prima, il regime intercettava le telefonate e gli inviati rischiavano grosso (l’espulsione o addirittura il carcere). Corradi chiamava il “Corriere” e diceva al centralinista: «Passatemi Micconi» (Luciano Micconi, storico segretario di redazione). I due parlavano in dialetto e – con buona pace degli addetti ai controlli – le corrispondenze venivano regolarmente pubblicate.
 Nel corso della visita, il Presidente Mattarella ha incontrato il presidente della Gazzetta di Parma, Giovanni Borri, l’amministratore delegato Marco Occhi, il direttore generale Pierluigi Spagoni e il direttore dell’Unione parmense degli industriali, Cesare Azzali. Alla fine del percorso della mostra gli abbiamo regalato i due volumi del catalogo, freschi di stampa. Dono apprezzato e altri – graditissimi – complimenti: «Li leggerò volentieri», ha detto dopo averli sfogliati.
 «Una bellissima mostra», ha ripetuto ancora, lasciando Palazzo Pigorini, diretto alla prefettura. Non dimenticheremo mai quella mezz’ora passata con il Presidente. La sua affabilità, le sue parole, la sua signorilità. Un’emozione unica, davvero.