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EDITORIALE

Bassa crescita nell'Eurozona? Un problema per l'Italia

di Alfredo Alessandrini -

16 gennaio 2020, 09:41

Bassa crescita nell'Eurozona? Un problema per l'Italia

Se confrontiamo le previsioni per il 2020 e 2021 del recente bollettino economico della Bce diffuso il 27 dicembre, dell’Economic Outlook dell’Ocse  e del Centro Studi dell’Economia Reale ricaviamo un quadro di limitata crescita del Pil nell’Eurozona ed un andamento ancor più rallentato della crescita del nostro Paese.
Qualche dato ci può dare un quadro più precisio ed oggettivo della situazione. L’Ocse stima, per l’Italia, una crescita di +0,2% nel 2019+ 0,4% del PIL nel 2020 e dello 0,5% nel 2021. L’Istat, a sua volta, stima per il nostro Paese nel 2020 una crescita dello 0,6%. La Bce stima, per l’Eurozona, una crescita in termini reali del Pil dell’1,2% nel 2019, dell’1,1% nel 2020 e dell’1,4%  nel 2021. Dal lato del debito pubblico, il Debito sul Pil è stimato,nel 2020, da Bce ad un valore superiore al 135%, mentre Ocse stima questo dato al 136,1% e  il Centro studi di economia reale al 134,5%. Anche il deficit sul Pil nel 2020 dovrebbe essere del 2,5% secondo lo stesso Centro studi.
Questi dati denotano una situazione di modesta crescita del nostro Paese accompagnata da valori rilevanti di deficit pubblico e di debito pubblico. La crescita del Pil è stata molto modesta nel 2019 e sarà leggermente più alta nel 2020. Anche i dati della produzione industriale nel 2019 sono stati negativi, con un lieve miglioramento a novembre, che potrebbe segnare una seppur limitata inversione di tendenza.  Nella sostanza la politica economica di due Governi con composizioni politiche diverse ha portato a risultati  non molto diversi seppure in leggero miglioramento nel 2020.
In un quadro dell’Eurozona di lenta ripresa della crescita l’Italia presenta uno scenario fra i peggiori,
E’ vero che anche per la Germania si prevede una crescita del PIL di 0,4 % nel 2020, così come per l’Italia, ma senza il problema dell’enorme debito pubblico e con una prospettiva di crescita per il 2021  più alta della nostra. Infatti la produzione industriale, in Germania, registra, nell’ultimo trimestre del 2019, un incremento inaspettato.  L’altro Paese con cui ci possiamo confrontare, la Francia, ha un ritmo di crescita decisamente superiore.
Quindi la crescita dell’Eurozona è ancora lenta ma con segnali di miglioramento, anche se il quadro internazionale vede problemi geopolitici che stanno drammaticamente crescendo in queste ore accompagnati da scelte di protezionismo e dal rallentamento dell’economia cinese e di quella degli Stati Uniti.
I paesi che hanno maggiori difficoltà sono quelli caratterizzati da una bassa crescita e da un indebitamento molto alto e quindi con pesanti vincoli di bilancio e di gestione della politica fiscale.
Il nostro Paese rientra fra i paesi dell’Eurozona che presentano questo complesso di problemi che vincolano la crescita futura. La politica  economica, a questo punto, dovrebbe puntare ad un’azione efficace sia dal lato della domanda interna che dell’offerta, superando la dicotomia che tiene ingessato il dibattito delle scuole economiche divise fra l’una o l’altra strategia di intervento della politica fiscale.
I limitati sostegni della legge di bilancio dal lato delle retribuzioni e dal lato delle imprese non sono in grado, a detta dei centri di ricerca in precedenza menzionati, di imprimere una svolta sull’andamento del PIL.