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EDITORIALE

Il cielo libico sopra Berlino: l'Italia è solo una comparsa

di DOMENICO CACOPARDO -

21 gennaio 2020, 08:54

Il cielo libico sopra Berlino: l'Italia è solo una comparsa

Sul finire della conferenza di Berlino, Angela Merkel ha più volte chiamato al telefono il generale Khalifa Haftar. Voleva chiedergli l’assenso al documento conclusivo dell’incontro. Non ha ricevuto risposta. Si è allora rivolto agli astanti e, sconsolata, ha detto: «Aspettiamo altri dieci minuti e poi diramiamo il comunicato». E così è stato: Haftar intendeva e intende mantenere le mani libere.
Un fallimento, dunque? Non lo si può dire. È già un successo avere messo  allo stesso tavolo oltre alla Merkel e a Borrell (rappresentante politica estera Unione europea), Moussa Faki Mahamat (Unione africana), Ursula von der Leyen, Abdelmadjid Tebboune (Algeria), Erdogan (Turchia), Denis Sassou Nguesso (Congo-Brazzaville), Ahmed Aboul Ghelt (Lega araba), Mohammed bin Zayed (Emirati arabi uniti), Al-Sisi (Egitto), Mike Pompeo (Usa), Johnson (Regno Unito), Putin, Macron, Yang Jlechi (Cina), Gutierres (Onu) e Conte. Serraj e Haftar non si sono seduti al tavolo, per un complesso di ragioni, la prima delle quali è che entrambi deporranno le armi - se mai le deporranno - solo contemporaneamente, al momento giusto. 
La dichiarazione finale vincola le due parti libiche a rispettare la tregua e tutti gli altri a non rifornirle di armi. Prima della fine del mese, a Ginevra si riuniranno gli ufficiali delle due parti (5+5) che costituiranno la commissione militare incaricata di sorvegliare la tregua e, se possibile, iniziare un percorso di avvicinamento.  Tutto, peraltro, è poggiato sulla sabbia scivolosa dei deserti libici. 
Haftar, che, alla vigilia di Berlino, ha bloccato i terminali petroliferi per assicurarsi una posizione di ulteriore forza, oggi domina la scena. Con lui Russia, Egitto, Emirati, Francia. Milizie mercenarie. Tribù comprate con i disprezzati dollari. Serraj è,  all’evidenza, più debole. Gode dell’appoggio della Turchia e delle Nazioni unite.
Perciò il problema politico di fondo - costruire una Libia pacificata con uno stato unitario riconosciuto come tale dai cittadini - non è stato affrontato. Quante coincidenze e quante volontà dovrebbero convergere per una soluzione condivisa? E quanti paesi e fazioni in ballo preferiscono la situazione attuale? 
Imbarazzante la posizione e la presenza italiana. Conte giunge a implorare a Mike Pompeo (per Donald Trump) un appoggio, segnalando il ruolo assunto da Russia e Turchia.
Insomma, abbiamo perso l’antica influenza e l’antico ruolo strategico. Berlino ne è la certificazione. Lo stesso allargamento del tavolo testimonia l’ininfluenza italiana. Illudersi è molto peggio di accettare la sgradevole realtà. Fornire soldati a un ipotetico contingente internazionale significa prenderci seri rischi senza nemmeno  sapere cosa chiedere, in cambio.
Chiariamoci le idee, prima.

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