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Le questioni economiche trascurate in una sfida incentrata sulla politica

di Aldo Tagliaferro -

28 gennaio 2020, 08:41

Le questioni economiche trascurate in una sfida incentrata sulla politica

È possibile analizzare un voto come quello delle regionali di domenica scorsa senza utilizzare la lente della politica bensì quella dell'economia? Ovvero: si è mai giocata una partita sui temi reali dello sviluppo del territorio in questi mesi al di là di qualche slogan ad effetto sulle infrastrutture?
 È possibile analizzare un voto come quello delle regionali di domenica scorsa senza utilizzare la lente della politica bensì quella dell'economia? Ovvero: si è mai giocata una partita sui temi reali dello sviluppo del territorio in questi mesi al di là di qualche slogan ad effetto sulle infrastrutture? Forse no, per via dell'andamento anomalo impresso da Matteo Salvini - che ha abilmente e spregiudicatamente sovrapposto una disputa nazionale alla contesa locale - ma vale la pena di approfondire il discorso perché molto spesso sono proprio le condizioni economiche di un territorio a determinare  l'indirizzo dell'elettorato.
Disoccupazione, scarso potere d'acquisto, mancanza di servizi sono molle che spingono in maniera naturale al cambiamento. E allora ci si chiede: aveva bisogno di questo cambiamento una regione come l'Emilia-Romagna che vanta un Pil pro capite di 32.400 euro (duemila più della «locomotiva» del  Veneto), che è al secondo posto per le esportazioni con quasi 50 miliardi di euro - solo la Lombardia fa meglio -, che registra livelli di disoccupazione ai minimi fisiologici (5,5% contro il 9% del 2015, all'inizio del primo mandato di Stefano Bonaccini) e il primato nazionale nel tasso di occupazione sopra il 71%? Aggiungiamoci anche i servizi sociali, da sempre fiore all'occhiello della Regione, e gli alti livelli della Sanità, superata per efficienza solo dal Veneto.
D'accordo, Matteo Salvini alla fine non ha piantato la bandierina sull'Emilia-Romagna come da più parti si pronosticava alla vigilia ma aver messo in discussione l'esito del voto in un territorio ricco e all'avanguardia, anzi in molte aree - a cominciare proprio dal Parmense - mettendo addirittura il naso avanti alle Regionali, significa che il concetto di «voto con il portafoglio» non vale più, o quasi. Certo: in questo scorcio di millennio le diseguaglianze sociali sono aumentate come dappertutto e la questione sicurezza, un'emergenza nazionale se non sovranazionale, finisce per prendersi la scena annientando tutto il resto.
Ma il rischio è quello di emarginare al fondo della scena i problemi reali del territorio per concentrarsi esclusivamente sul duello politico. Non per niente a una decina di giorni dal voto Confindustria Emilia-Romagna insieme alle associazioni industriali del territorio e all'Ance ha cercato di richiamare l'attenzione dei candidati sui pilastri che sostengono l'economia e il territorio, individuando quattro aree strategiche: benessere e qualità della vita, capitale umano, imprese e innovazione, reti internazionali. Era un modo per provare a distrarre l'attenzione mediatica tutta concentrata sulle sardine, sulla tenuta del governo o su Bibbiano, tristemente strumentalizzata a destra e a manca. 
Ma è evidente come la questione sia ben più grande dell'Emilia-Romagna: lo ha dimostrato la plastic tax, tema che ha fatto irruzione sul territorio solo perché da un lato si temeva che un provvedimento in parte condivisibile ma elaborato in fretta e male a Roma si scontasse poi nell'urna lungo la via Emilia, dall'altro invece rappresentava una formidabile occasione per  impallinare il governo (anche dall'interno). 
Alla fine, pur con qualche aggiustamento in corsa e lo slittamento a luglio, la plastic tax è rimasta nella legge di bilancio 2020 penalizzando i prodotti anziché i comportamenti e ignorando gli sforzi già messi in atto dalle aziende e le conseguenze reali sui costi e l'ambiente. Così alla fine a pagare il conto è stata l'economia reale: imprese e consumatori. Come sempre.