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EDITORIALE

Pertubazioni in vista per il governo giallorosso

di Domenico Cacopardo -

30 gennaio 2020, 08:43

Pertubazioni in vista per il governo giallorosso

Mentre gli sconfitti (in Emilia-Romagna) non ammettono che qualche errore sia stato compiuto e Salvini insiste (Giorgetti no) sul «Rifarei tutto come prima», è il governo a subire i contraccolpi degli esiti elettorali e, contrariamente all’idea che i media avevano diffuso a caldo, a fibrillare.
Di fronte al disastro e all’imminenza di una catastrofica (per loro) uscita di scena, i grillini non riescono a effettuare l’indispensabile spietata analisi del perché questo sia accaduto e sono portati ad attestarsi sulle loro posizioni storiche. 
Certo, c’è da fare la tara e vedere come si comporteranno al primo show-down con gli alleati. E la relativa moderazione di Alfonso Bonafede sulla prescrizione, come l’apparente abbandono della revoca della concessione ad Autostrade (ripiegando sulla ragionevole revoca delle sole autostrade liguri e su una ridefinizione del rapporto generale, con applicazione di una penale e stringenti clausole su investimenti e pedaggi) sembrano indurre a un certo ottimismo. Ma tutto questo si vedrà presto nella dinamica quotidiana di governo, anche in relazione alla proposta Pd di alleanza organica e al rifiuto di gran parte dei quadri del partito.
In ogni caso, al di là delle questioni domestiche di Zingaretti e suoi, ciò che conta per gli italiani è un governo governante invece di un governo dilaniato da dissensi e rigidità. Perciò, un ruolo importante spetta a Matteo Renzi, che - un piede dentro e uno fuori della maggioranza può tessere rapporti con tanti transfughi e con quella parte di Forza Italia che non accetta la radicalizzazione salviniana, decidendo vita o morte del governo: se lo farà, lo farà in un’ottica di mobilitazione del centro dell’asse politico e, nella società, di quel ceto medio contratto, colpito dalla crisi e dalle scelte degli ultimi governi. Va ricordato, peraltro, che i 5Stelle recano con sé una serie di proposte rientranti nel perimetro della punizione sociale (della casta ormai fanno a tutti gli effetti parte) e della demagogia, incapaci di resuscitare l’economia e la società: in definitiva, una narrazione antiborghese e anti-ceti produttivi, mirata al peggiore assistenzialismo.  Manca loro un’idea della nuova Italia da costruire e intorno alla quale mobilitare giovani, lavoratori e imprenditori, come manca all’attuale Pd, tutto volto su se stesso e sulla sua nomenklatura, la cui difesa sembra il primo obbiettivo politico da perseguire. La molta strada che l’Italia deve fare non è stata rischiarata dalla luce del risultato delle elezioni regionali. E, in attesa della nuova tornata del 31 maggio (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto), l’appuntamento più rilevante è quello del 29 marzo, giorno in cui si celebrerà il nuovo referendum costituzionale. L’ipotesi di far saltare il banco (cioè il governo) per impedirlo sembra tramontata, anche per la ferma e corretta posizione del presidente della Repubblica che impedirà, in questo periodo, scioglimenti delle camere. Ne abbiamo viste tante. Tante altre ne vedremo. Una speranza fa, tuttavia, capolino: che le novità degli ultimi mesi -e fra esse le Sardine- possano correggere la rotta e spingere a deporre le armi della violenza verbale e delle false notizie per ricondurci a un tempo meno teso, partecipato e costruttivo.
Domenico Cacopardo
www.cacopardo.it