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I giustizieri del web e i nuovi martiri

di Katia Salvini -

06 febbraio 2020, 09:30

I giustizieri   del web e i nuovi martiri

Amanda si fa investire da un autobus. Felicia si butta sotto un treno. Megan si impicca nel bagno di casa. Tyler si uccide gettandosi da un ponte. 
Potremmo continuare questo assurdo rosario fino a riempire tutta la colonna. Sono i nuovi martiri: le vittime del cyberbullismo, degli hater, dei social trasformati in aule di tribunale. Di più, in plotone d'esecuzione. 
L'ultima atroce, inaccettabile tragedia provocata dalla persecuzione mediatica dei social è dell'altro ieri. Consumata  sull'altare dei giustizieri del web: la tastiera.
Non sono bastate le scuse, la multa che si era auto inflitto e persino una donazione all’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili. Gian Marco Loritopare, 44 anni, vigile urbano a Palazzolo, nel Bresciano,  non ha retto agli attacchi spietati sui social che si sono scatenati -  e non si sono placati nemmeno davanti ai suoi gesti riparatori  - contro di lui quando è stata immortalata l'auto di pattuglia (che guidava) parcheggiata in un'area per disabili a Bergamo. Lui che, «figlio di un carabiniere, la sua divisa la portava sempre con dignità,  impegno e acuta sensibilità». Gian Marco, devastato da tanto odio, si è sparato all'alba sull'auto di servizio, nel cortile del municipio. Un preciso atto d'accusa  pagato con la vita nei confronti di chi si è macchiato del reato più vile del nostro tempo: la calunnia globale protetta dall'anonimato. 
Se errare è umano - passatemi la parafrasi - perseguitare è disumano. Ancor più quando il carnefice è un mostro con milioni di mani e nessun volto da poter guardare negli occhi. 
katia.salvini@gazzettadiparma.it