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L'epoca dei social e delle parole stragiste

di Vittorio Testa -

06 febbraio 2020, 09:32

L'epoca dei social e delle parole stragiste

La violenza verbale, l’insulto. La reazione,  minacce di morte e stupro. La paura, la scorta di protezione. Da giorni la Francia è in subbuglio, immersa in una delle solite polemiche al calor bianco tra due fazioni avverse. Lei, una ragazzina francese di 16 anni, provocata da un uomo musulmano su Instagram, manda in rete un video nel quale definisce  l’Islam con la famosa cambronniana esclamazione scatologica: è una emme… Scoppia tutto lo scoppiabile, fin dentro il Parlamento e il governo. E la vicenda finisce nel gorgo fangoso del lessico dei social .«Le minacce? Se le è cercate», accusa il capo del  Consiglio francese del culto musulmano. Immediata la replica, addirittura della segretaria di Stato, Marlène Chiappa. Una critica non troppo concettualmente elaborata, la sua: «Parole criminali». Ma nel governo c’è anche chi ritiene inaccettabili le parole della ragazzina. Il ministro della Giustizia, madame Belloubet: «L’insulto alla religione è grave, è un attentato alla libertà di coscienza». Subito la replica dal fronte opposto. «E’ scandaloso che il ministro inventi il delitto di blasfemìa» dichiara un opinionista alfiere della storica laicità francese. Lei, la ragazzina, Mila, intervistata dalla tv nazionale, si esibisce nel classico pentimento autoassolvente praticato dagli adulti. Ci si dissocia da se stessi. «Non mi riconosco in quel che ho detto». Ma sì, in fondo sono soltanto parole. Già, l’epoca dei social e delle parole stragiste. 
vittorio.testa@comesermail.it