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EDITORIALE

Un Festival internazionale ma snobbato da Roma

13 febbraio 2020, 08:40

Un Festival internazionale ma snobbato da Roma

VITTORIO TESTA
Almeno cinquanta e più volte «grazie» ha pronunciato Anna Maria Meo, direttore generale del Teatro Regio, nel presentare il Festival Verdi di Parma e Busseto dell’anno 2020, quest’anno di grazia per Parma capitale della cultura, di tale importanza da essersi guadagnato un termine ad hoc, di valenza particolare e amichevolmente confidenziale: l’anno «venti venti»; già entrato nel parlare quotidiano. I «grazie» della Meo per quanti hanno contribuito alla costruzione di un progetto musical-culturale di ampiezza e ambizione di vasta portata hanno sigillato l’incontro al Ridotto del Teatro Regio tra gli addetti ai lavori, l’amministrazione comunale e normali cittadini, nel segno di una parmigianità autentica e illuminata,  in grado, come si suol dire,  di fare squadra. 
L’occasione è di quelle storiche: la città diventa capitale, anzi può ri-diventare la Petit capitale di stampo e respiro europei, mondiali. Il lavoro preparatorio compiuto dalla Meo è  stato determinante: in questi cinque anni ha fatto del Festival Verdi un’attrazione internazionale, ha migliorato i numeri – in termini di spettatori, di incassi e di partecipazione di sponsor – e la qualità dell’offerta artistica, già alta e ulteriormente affinata con l’incarico di direttore musicale a Roberto Abbado. Il Festival – felice idea di Mauro Meli vent’anni fa – è ora un grande multi-evento che si impossessa della città per un mese, con le opere, certo, ma anche e  soprattutto con una serie di spettacoli e iniziative collaterali che possono coinvolgere ogni età e gusto culturale. 

Ma il Festival non vive soltanto nei giorni delle rappresentazioni, permea di sé tutto l’anno, agganciandosi con i lavori preparatori alla consueta stagione operistica e concertistica. E coinvolgendo i giovani fin dalla prima età scolare diventa davvero «popolare», come ha sottolineato la Meo, e «spigliato, irriverente» ha soggiunto Barbara Minghetti, responsabile delle iniziative speciali, che faranno del Festival un quotidiano spettacolo di feste, dibattiti, spettacoli, animazione, balletti, film, concerti, giochi di luci. E il catalogo della generosità è ricco di aiuti provenienti dall’imprenditoria parmigiana e parmense e dai privati sostenitori. La cosiddetta capacità di fare squadra e l’interesse – con record di prenotazioni – suscitato all’estero dalle tante missioni parmigian-verdiane della dottoressa Meo, sono garanzia di sicuro successo. Parma ha fatto e sta facendo tutto il possibile. Non così Roma: il Teatro Regio è infatti penalizzato nei finanziamenti statali per quanto riguarda il Festival Verdi. Che nella graduatoria di merito, calcolata a punteggio, è di gran lunga primo con 72,72 punti, davanti al Rossini opera festival di Pesaro (58,86) e al Festival pucciniano di Torre del Lago (49,93). In base a questa graduatoria  il  Regio avrebbe dovuto ricevere 726 mila euro: ne avrà invece 112 mila. Al Rof andranno 1.024.918 euro e al  Festival pucciniano 651.732. Il tutto nasce per un’interpretazione “burocratica” della domanda avanzata dal teatro, che è ricorso al Consiglio di Stato. Nell’attesa, il Regio ha dovuto tagliare la spesa per le opere, decidendo di rappresentare l’Ernani in forma di concerto. «Una scelta obbligata» dicono sindaco e direttore generale, per non sforare il budget, che è di 6,5 milioni di euro. E per quanto riguarda i conti Anna Maria Meo chiude con una lieta novella: «Le spese sono coperte dalle istituzioni pubbliche in misura del  46 per cento. Significa» spiega con  legittimo orgoglio, «che tra incassi, prevendite, visite guidate e attività collaterali e aiuti privati ci autofinanziamo per il 54 per cento». Parma virtuosa, dunque. Ma Roma ostile. Non resta che sperare nel Consiglio di Stato. «Comunque il nostro Festival proseguirà tranquillo il suo cammino» garantisce il sindaco Federico Pizzarotti alla platea gremita e ai rappresentanti dei lavoratori del Regio. Entrambi accomunati insieme a sponsor e partner nei cinquanta e più «grazie» scanditi da Anna Maria Meo, direttore generale dal tratto gentile e il piglio del comandante.
 
vittorio.testa@comesermail.it