Sei in Editoriale

EDITORIALE

Voglia di normalità

di VITTORIO TESTA -

28 febbraio 2020, 08:32

Voglia di normalità

Increduli e sventati per troppi giorni, nonostante fin da gennaio dalla Cina giungessero notizie che il ministero della Sanità avrebbe dovuto soppesare più attentamente, ora siamo vittime di una paura doppiamente angosciante, perché sotto attacco da parte di una calamità che per di più invisibile silenziosa e inodore ha già provocato psicosi e crisi di panico. Un disastro sociale, economico, morale. Per alcuni giorni il coronavirus è stato maneggiato come arma contundente per reciproche baruffe  dai nostri ineffabili parlamentari e pressoché ignorato dai mezzi di informazione. Poi nel giro di una settimana ecco scatenarsi un’iradiddio, uno tsunami irrazionale e devastante. 
Colpevoli amplificatori noi dell’informazione, in un insensato inseguimento tra tv carta stampata e social, a caricare di tinte fosche la situazione già di per sé al limite. Supermercati presi d’assalto e svuotati in poche ore, primi casi dell’epidemia raccontati con toni da fine del mondo. Inviati giorno e notte in collegamento diretto davanti agli ospedali. «Sta passando un’ambulanza, eccola», diceva emozionata una collega tv: «A bordo potrebbe esserci proprio una delle persone infette». Abbiamo un po’ tutti dato il peggio di noi, le mascherine sono sparite in un battibaleno e tornate sul mercato online a prezzi raddoppiati, l’amuchina e i gel disinfettanti costano come caviale e champagne millesimato. La “Zona rossa”, i comuni lombardi e veneti epicentro del contagio, descritta come una landa di appestati. 
A Codogno, capitale del coronavirus, i carabinieri della locale caserma sono in isolamento nelle loro abitazioni. Quelli a piede libero hanno compiuto un’azione esemplare: hanno beccato a Firenze  un uomo evaso dalla zona rossa. Zona rossa, oggetto di sorveglianza venticinque ore su ventiquattro, sul limitare della quale viene sorpreso un signore che sta passeggiando sotto casa. Ha ignorato l’ordinanza che impone a tutti quanti di non uscire di casa per 14 giorni. Un giornalista munito di mascherina fiuta la preda e gli si avvicina. Come mai è uscito? «Sto bene, non ho la febbre, mi sgranchisco le gambe». Nello studio televisivo collegato scoppia lo scandalo: torni a casa subito, gli ingiunge la conduttrice. E il giornalista stia almeno a tre metri  di distanza, ché il coronavirus ha una gittata di almeno un metro e mezzo. 
Il Belpaese dell’arte e delle vacanze è alle soglie del default. Crollo e disdette a migliaia di prenotazioni turistiche. Danni per miliardi di euro. Una decina di paesi chiudono le frontiere agli italiani. La Romania ci ordina di non sognarci di fare una capatina dentro i suoi illibati confini. Trecento connazionali arrivati alle Isole Mauritius vengono diffidati dal tentare di sbarcare dall’aereo. La situazione può essere risolta soltanto se i gitanti acconsentono a stare in quarantena: due settimane di vacanze in isolamento. Si era fatto troppo poco prima? E allora si esageri adesso. 
Il Nord del Paese chiude per virus influenzale scuole, teatri, cinema, partite di calcio, chiese, manifestazioni, fiere. Tutto. Vanno  in tilt molte aziende produttrici improvvisamente alle prese con la domanda centuplicata. Il governatore della Lombardia, Fontana, un brav’uomo dall’aria smarrita, indossa l’inutile mascherina in favor di telecamera. Si irride al professor Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, che ha osato parlare con cognizione di causa dei decessi  collegati al coronavirus dicendo: «Queste persone muoiono con il coronavirus, non per il coronavirus». 
Quanto ci costerà questa sciagurata disgrazia del coronavirus? Forse è arrivato il momento di tornare gradualmente ma il più in fretta possibile alla normalità. I nostri politici hanno fatto pace. Già si parla di formare un governo d’emergenza nazionale. Scappati i buoi, chiudiamo in fretta la stalla.

vittorio.testa@comesermail.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA