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EDITORIALE

Coronavirus, la parola alla scienza

di Carlo Ferrari* -

29 febbraio 2020, 08:38

Coronavirus, la parola alla scienza

L’attuale epidemia causata dal nuovo coronavirus denominato Covid -19 sta determinando grandissima apprensione in tutta la popolazione mondiale. Ma è realmente motivata tutta questa preoccupazione nei confronti di questo nuovo virus? 
Come gli altri coronavirus che sono comparsi negli ultimi anni, quali il virus della Sars e della Mers, anche il Covid -19 ha preso origine dal mondo animale acquisendo la capacità di causare malattia nell’uomo. Attraverso quale meccanismo? In particolare sviluppando la capacità di riconoscere cellule umane e di determinarne il danno, fenomeno fondamentale nel cosiddetto “salto di specie da animale a uomo”. 
I dati disponibili suggeriscono che Covid -19 abbia preso origine dal pipistrello, come indicato dagli elevati livelli di somiglianza del suo acido nucleico (Rna), cioè del “cuore biologico” che lo compone, e che contiene tutti gli elementi genetici che lo rendono vitale, con quello di alcuni ceppi di coronavirus che infettano i pipistrelli. 
Questa capacità di operare un salto di specie è condizionato dal fatto che il virus possiede specifiche proteine che sono in grado di legare recettori di superficie delle cellule presenti nel tratto inferiore dell’albero respiratorio umano, permettendo al virus di penetrare all’interno di tali cellule e di infettarle. 
Se questo evento sia dovuto a mutazioni, cioè a cambiamenti casuali del suo “cuore biologico ad Rna”, che abbiano portato alla generazione di nuove proteine virali capaci di interagire con recettori umani, o diversamente, se il virus stesso fosse già potenzialmente capace di infettare l’uomo, rimane da determinarsi. Certo è che le varie sequenze virali del “cuore biologico” di Covid-19 isolate in varie parti del mondo mostrano tutte un’estrema somiglianza le une con le altre, come indicato da livelli di identità che si aggirano intorno al 99% a conferma del fatto che il virus abbia operato il “salto di specie” molto recentemente.  
Ma questo nuovo virus è davvero letale al punto da giustificare tutte le preoccupazioni attuali?
Se si analizzano tutti i dati clinici ed epidemiologici disponibili sulle infezioni causate da Covid -19 nel mondo si può calcolare che il livello di letalità di questo virus si aggiri intorno al 2-3% dell’intera popolazione infettata. Che cosa significa questo dato e come lo dobbiamo interpretare? Le precedenti epidemie di Sars e Mers avevano causato livelli di letalità ben più alti, pari rispettivamente al 10% e al 30% della popolazione infettata. Quindi il livello di mortalità causato da Covid-19 è sostanzialmente più basso. Però, si obietterà, la percentuale di letalità è più alta rispetto a quella delle epidemie influenzali che ogni anno si realizzano nel periodo invernale e che si stima causino mortalità in meno dello 0,1%.
In realtà il livello causato da Covid -19 si abbassa di molto se si considera che solo una piccola parte, non più del 5% dei casi di infezione con Covid -19, sono stati riferiti. Quindi, alla luce dei dati la stima della mortalità si avvicina a quella dell’influenza.
Se da una parte il livello di letalità non dovrebbe destare tutte le preoccupazioni attuali, cosa dire dell’infettività di Covid -19? Riguardo a questo, i dati disponibili indicano che il singolo paziente infettato è capace di trasmettere l’infezione da 2 a 4 soggetti sani, con picchi di trasmissione che possono superare anche i quattro soggetti nel caso di particolari pazienti considerati, per ragioni non totalmente note, dei “super infettanti”.
Possiamo capire qualcosa di più riguardo alla contagiosità, paragonando Covid -19 con Sars, Mers e soprattutto con il virus influenzale? Mentre Covid -19, Sars e Mers risultano molto simili, la contagiosità di questi virus è più alta di quella del virus influenzale, in quanto soggetti con influenza tendono a trasmettere l’infezione a meno di due individui.
D’altronde, va anche detto che il livello di contagiosità di Covid -19 è molto più basso rispetto a quello di virus molto efficienti nell’infettare nuovi individui, come il virus del morbillo, che può essere trasmesso da un singolo paziente infettato addirittura a 17 individui sani.
Alla luce di queste considerazioni dobbiamo tenere presente che la dinamica dell’epidemia di Covid-19 non potrà essere molto diversa da quella delle varie epidemie influenzali che siamo abituati ad affrontare ogni anno. Non dovrà quindi sorprenderci se il numero di infettati tenderà rapidamente a salire, come sempre accade nelle prime settimane di infezione con il virus influenzale, per arrivare ad un picco massimo di infezione destinato poi a calare nel tempo. Al momento, non esistono però dati sufficienti per potere stabilire il tempo complessivo in cui queste fasi sequenziali di incremento e di decremento del numero dei casi infettati si realizzerà con Covid -19.
Certamente l’arresto dell’infezione sarebbe molto più semplice da ottenere se potessimo disporre di farmaci antivirali efficaci e soprattutto di un vaccino capace di proteggere efficientemente gli individui sani dall’infezione. Riguardo a quest’ultimo punto, le prospettive sono sicuramente molto promettenti, perché le tecnologie disponibili per produrre nuovi vaccini sono enormemente migliorate nel corso degli ultimi anni e ci permettono ora di arrivare a disegnare e produrre nuovi vaccini nell’arco di pochi mesi. Disponiamo oggi, infatti, di piattaforme tecnologiche costituite da virus innocui per l’uomo (per esempio, adenovirus) che possono fungere da veicoli per trasportare all’interno dell’organismo umano le informazioni genetiche contenute nel suo «cuore biologico ad Rna», necessarie per indurre la sintesi di proteine del virus. Questo è fondamentale per stimolare nell’uomo risposte immunitarie proteggenti contro Covid-19 e per arrivare a nuovi vaccini efficaci. Possibilità, speriamo, più vicina di quanto non si possa immaginare.

*Direttore Malattie infettive ed Epatologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma e professore di Malattie infettive dell'Università di Parma