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Il virus? Dagli shock si può anche imparare

di Aldo Tagliaferro -

02 marzo 2020, 10:44

Il virus? Dagli shock si può anche imparare

L'onda d'urto del coronavirus è di portata quasi incalcolabile. Il colpo è arrivato inaspettato come il gancio fulmineo di un pugile: scottati dallo shock finanziario del 2008 e da quello dei conti pubblici di tre anni dopo, eravamo pronti ad affrontare possibili crisi scrutando l'orizzonte dei mercati, la guerra dei dazi, lo scacchiere mediorientale cronicamente inquieto, la mina vagante della Brexit, i segnali di rallentamento in Cina. Ma nessuno pensava di dover osservare il nemico con il microscopio. E' stato invece un virus a paralizzare tutto, dalla produzione al commercio. La supply chain oggi è mondiale e così il famoso battito d'ali a Oriente mette in ginocchio anche Codogno.

Cosa possiamo o dobbiamo imparare da questa situazione? Innanzitutto che la risposta a un'emergenza del genere deve essere coordinata. Il rischio di muoversi in ordine sparso - come peraltro sta già accadendo - è alto: lo vediamo a casa nostra dove già è difficile il dialogo tra Roma e le Regioni, figuriamoci sullo scacchiere mondiale, alle prese con fronti caldissimi sia in tema di relazioni economiche che di gestione dei flussi migratori. I ritardi della Cina, poi quelli della Corea del Sud, le divisioni nella stessa Europa e infine le chiusure degli spazi aerei senza un minimo di coordinamento sono segnali di una risposta tutt'altro che adeguata a un'emergenza globale. Soprattutto oggi che le catene di valore uniscono Paesi e continenti come mai prima. Le cabine di regia servono,  guardate i paesi aiutati dall'Ue ai tempi della crisi: Portogallo, Spagna e Grecia alla lunga si sono ripresi molto meglio di noi...
La variabile fondamentale in questa partita è il tempo: se si arginerà il virus in fretta la ripartenza sarà simile a quella successiva all'11 settembre (uno shock violentissimo ma esterno sia alla sfera della finanza che dei fondamentali economici) mentre un effetto prolungato sarà devastante almeno quanto il crollo di Lehman Brothers. Gli analisti per ora attendono e si dividono in catastrofisti e in possibilisti, come Goldman Sachs.
Però  in ogni situazione - anche la peggiore - c'è l'opportunità di trarre qualche insegnamento, magari piccolo, ma pur sempre utile. Vediamo un paio di esempi vicini a noi. 

Proprio in queste pagine ci occupiamo di una tendenza che nel mondo del lavoro si è sviluppata già da qualche anno, lo smart working, ovvero la possibilità di lavorare da remoto. Certo, non sempre è possibile, ma in diverse aziende - anche sul nostro territorio - è già una realtà. L'emergenza coronavirus ha imposto un'accelerazione al processo che come minimo fornirà una montagna di dati utili per analizzare il contributo dello smart working in termini di efficienza, costi, impatto ambientale, qualità della vita. Questa sperimentazione sul campo è un'occasione da non sprecare.
Passiamo a un altro settore investito come una furia dal virus, quello delle fiere che in Italia vale 60 miliardi di euro e muove 20 milioni di persone. Oltre 70 manifestazioni sono state rinviate o cancellate. E vale anche oltre confine: venerdì ha alzato bandiera bianca il Salone di Ginevra per la prima volta dalla seconda guerra mondiale. Il danno per l'automotive - già in crisi per svariate ragioni - va ben oltre i 250 milioni di valore della kermesse svizzera e dell'immane spreco di investimenti delle Case (nessun rimborso: l'annullamento è stato deciso dalle autorità sanitarie, non dal PalExpo). Ebbene: domani nello stesso orario previsto in origine per le conferenze al Salone alcune Case (Bmw, Mercedes e Porsche ad esempio) sveleranno in diretta streaming le proprie anteprime dimostrando velocità di reazione e capacità di utilizzo delle nuove tecnologie.
E Fiere di Parma? Oltre ad aver inviato un segnale di grande fiducia confermando Cibus a maggio (lo stesso ha fatto Veronafiere con Vinitaly), dimostra che si può innovare anche in tempi difficili allestendo una vetrina web di Mercanteinfiera. Il ruolo di una fiera oggi non è più quello di offrire un capannone da riempire ma quello di costruirsi un ruolo di player strategico sul mercato, capace di erogare servizi e offrire soluzioni. Anche da una crisi si può imparare.