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Come una guerra

14 marzo 2020, 09:05

Come una guerra

Ogni popolo, in ogni epoca storica, ha sempre avuto le sue prove, quelle che puntualmente e immancabilmente hanno lasciato il segno in una o più alternative. La prova delle prove, quella che per secoli ha appeso alle viti delle persone ad ogni latitudine, è sempre stata quella della guerra. 
Ancora lo è, sfortunatamente, in tante parti del mondo. Ma non per noi. Nel nostro spicchio di Occidente evoluto e benestante, la guerra in casa nostra non il incrociamo ormai da settantacinque anni. Un'eternità. Per fortuna 
L'emergenza nazionale e mondiale del coronavirus con cui in questi giorni stiamo facendo i conti, però, è forse la «guerra» che manca nell'esperienza comune di tutti noi occidentali, che ci pensiamo eternamente al sicuro da ogni sciagura collettiva. Come una guerra, questa epidemia arriva improvvisa e letale. Come nel caso di una guerra, fino all'ultimo la maggior parte delle persone pensa - sbagliando - che in fondo potrebbe essere scongiurata prima che tocchi le loro vite. Come una guerra, lascia sul terreno morti, tanti morti, colpendo indistintamente tutti, quasi fosse un bombardamento a tappeto. Come una guerra, cambia le esistenze, le abitudini, i rapporti fra le persone (a volte anche in meglio, inducendo una solidarietà istintiva verso chi è più fragile) e la stessa percezione della realtà. Come una guerra, la verità con le armi e la strategia fiduciaria, combattendo con la convinzione di chi sa lottare per la propria salvezza. Come una guerra, soprattutto, porta ad apprezzare quello che non si ha più: la libertà.
Ecco: la libertà. Nella nostra società evolutiva, che è pensata talmente al riparo dai pericoli da esserne immuni, la libertà è una di quelle cose di cui non abbiamo mai sentito la mancanza, semplicemente perché l'abbiamo sempre avuta e l'abbiamo sempre dati per scontata. E ora invece scopriamo che anche in Europa, nel 2020, essa può essere limitata, sia pur in nome del bene superiore comune, minacciato da un nemico invisibile ma onnipresente.
Le guerre le abbiamo viste solo in tv ed erano sempre le guerre degli «altri». Questa invece è la «nostra» guerra, l'esperienza che segnerà una generazione, che entrerà nella memoria collettiva, che cambierà il modo di vedere le cose per ognuno di coloro che saranno trovati a viverla. Ma come una guerra potrebbe anche essere l'occasione per una ripartenza, per un punto e capo dopo decenni che non sono stati solo di progresso e benessere, ma anche di crescente opulenza, indifferenza ed egoismo. Chissà che, superata questa crisi grazie ai sacrifici, alle rinunce e all'assunzione di responsabilità di tutti, non scopriremo che dopo l'esperienza così traumatica abbiamo riscontrato di guardare alla nostra società con gli occhi diversi, contribuendo, compreso nel proprio piccolo, a renderla diversa,
FRANCESCO BANDINI
francesco.bandini@gazzettadiparma.it