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L'INTERVENTO

Covid-19, l'arma più efficace è un mix di farmaci antivirali

Lotta al Covid-19, manca l'arma più efficace: potenti farmaci antivirali. Aiutateci ad aiutarvi
 

16 marzo 2020, 14:19

Covid-19, l'arma più efficace  è un mix di farmaci antivirali

di FRANCO  LORI
Gentile direttore,
non intervengo per descrivere l’enorme danno che il Covid-19 sta generando in tutto il mondo. Intervengo per domandarmi con quali armi lo stiamo fronteggiando. Se stiamo mettendo in campo tutto le risorse di cui abbiamo bisogno. 
I colleghi epidemiologi hanno reagito prontamente e suggerito ai nostri amministratori misure di prevenzione della diffusione dell’infezione. Penso che entrambi abbiano fatto in modo eccellente quasi tutto ciò che si poteva fare. Difficile immaginare che ulteriori misure drastiche possano essere prese senza il collasso del tessuto sociale.
I nostri colleghi medici e infermieri, insieme a tutti i volontari, si stanno prodigando oltre ogni limite per garantire la salute e la vita di ognuno di noi, supportati da una ottima struttura ospedaliera. Difficile immaginare che si possa chiedere loro di fare di più di ciò che stanno già facendo.
Dunque due delle armi che possiamo mettere in campo nella guerra contro il Covid-19 sono allo stremo. Peccato che manchi una terza arma, forse la più efficace: potenti farmaci antivirali.
Non ho memoria di vittorie importanti contro i virus senza l’aiuto di farmaci o di vaccini. Poliomielite, vaiolo, Hiv, epatite C… queste vittorie sì che le ricordo, le prime due grazie ai vaccini e le ultime due grazie ai farmaci. Io ho vissuto le ultime due esperienze durante il mio lavoro, soprattutto sull’Hiv, mentre per l’epatite voglio ricordare il contributo rilevante del gruppo del Prof. Ferrari, che abbiamo la fortuna di avere a dirigere il reparto di Malattie Infettive del nostro ospedale. 
Ricordo però anche come siamo arrivati a questi risultati. Contro l’Hiv all’inizio avevamo un solo farmaco, l’Azt, che da solo faceva “qualcosina” ma che perdeva presto di efficacia. Poi abbiamo combinato due farmaci insieme, già meglio ma non ancora abbastanza. Solo quando abbiamo combinato tre farmaci che, da soli, non erano sufficientemente efficaci, siamo riusciti a tenere l’Hiv sotto controllo. Ricordo anche come il nostro gruppo abbia selezionato velocemente in laboratorio la migliore di queste combinazioni e con questa abbia conseguito il primo caso mai descritto di cura funzionale dell’Hiv, noto come il Paziente di Berlino (“New England Journal of Medicine”, 1999). 
Abbiamo perso centinaia di migliaia di giovani ragazzi a causa dell’Hiv. Allora principiante presso il laboratorio del Prof. Gallo all’Nih di Bethesda, partecipavo ogni anno ad una cerimonia nel “Mall” di Washington, sotto al monumento, per ricordare coloro che erano morti. Ognuno veniva ricordato con una trapunta di cotone o di lana che veniva stesa per terra, con inciso il nome, o allegata una immagine. Pochi all’inizio, anno dopo anno aumentavano rapidamente e lo spazio occupato diventava enorme. Oggi le trapunte sarebbero pochissime, l’aspettativa di vita di un paziente infetto da Hiv è diventata praticamente simile a quella di un soggetto non infetto. Seguendo un percorso simile, oggi si può addirittura eradicare il virus dell’epatite C, che pure in passato ha causato centinai di migliaia di morti. 
Cosa ci insegnano queste due storie di successo? Per prima cosa che i virus non sono invincibili, che si possono sconfiggere tramite i famaci. La seconda che se i farmaci presi individualmente possono dare qualche risultato è solo dalla loro combinazione che otteniamo l’efficacia desiderata. Meno efficaci sono i farmaci, più ne occorrono nella combinazione. Anche perché i virus hanno il “difetto” di mutare rapidamente, e dunque vanno affrontati contemporaneamente da più fronti, per non lasciare loro il tempo di riorganizzarsi. 
Scusate se uso termini militari, che oltretutto culturalmente non mi appartengono. E’ per far capire che stiamo mandando i nostri migliori soldati (medici, infermieri, volontari) al fronte senza un supporto adeguato di armi e munizioni. In effetti i nostri colleghi alcune armi le hanno e le usano al meglio: hanno unità di terapia intensiva, farmaci che possono alleviare le conseguenze talvolta mortali della super-infiammazione da polmonite (e stanno già sperimentando in queste ore un nuovo anti-infiammatorio/immunosoppressivo proposto dai validi amici-colleghi del Pascale di Napoli).
Questi farmaci però curano le conseguenze della infezione, non attaccano direttamente il Covid-19. Per questo servono i farmaci antivirali. E qui le munizioni scarseggiano. Le linee guida messe in atto dalla nostra e da altre Regioni suggeriscono l’uso di alcuni farmaci antivirali a disposizione, gli unici che per ora hanno dato qualche spunto di speranza e che vengono testati in tutto il mondo. Ma sono pochi e singolarmente non molto efficaci. Quindi da combinare assieme, ma essendo pochi il numero di possibili combinazioni è veramente esiguo. 
Se abbiamo imparato una lezione negli ultimi 20-30 anni è che abbiamo bisogno di un’ampia scelta di farmaci antivirali tra cui scegliere i migliori per poterli poi combinare assieme. Tutto questo deve essere fatto prima in laboratorio, semplicemente perché è solo in laboratorio che si possono testare centinaia di combinazioni farmacologiche. Non potremmo fare la stessa cosa sui pazienti, non ne avremmo i numeri e il tempo. Sui pazienti vanno testate solo le combinazioni che sono risultate più promettenti in laboratorio. 
Le famiglie di farmaci che sembrano attive contro il Covid-19 sono attive contro altri virus, per esempio l’Hiv. Esistono diversi rappresentanti di ciascuna di queste famiglie di farmaci, non è detto che quelli che abbiamo a disposizione siano i migliori. Dobbiamo provarne altri, testarli immediatamente, scegliendoli fra quelli che sono già stati approvati, perché il tempo per creare nuovi farmaci o vaccini è di anni, mentre noi di tempo ne abbiamo poco. Lo abbiamo fatto contro l’Hiv, vogliamo tentare di rifarlo contro il Covid-19. E possiamo sapere rapidamente se avremo successo oppure no. Non possiamo prometterlo ma dobbiamo provarci. 
Dateci l’opportunità di riempire i nostri laboratori di personale specializzato che lavori giorno e notte, che testi ogni possibile combinazione di farmaci disponibili per cui esista una ragione scientifica di essere testati, occorrono risorse immediate che in questo momento non abbiamo e dobbiamo reperire rapidamente.  Abbiamo bisogno di personale preparato, ricercatori ma soprattutto fondi, pubblici e privati per trovare subito una cura, partendo dai farmaci che già abbiamo e ricombinandoli, forti dell’esperienza che abbiamo già fatto e che ha portato risultati efficaci contro altri nemici. 
Rimettiamo la ricerca al centro, noi e tanti altri colleghi abbiamo l’esperienza necessaria, ma senza un vostro immediato appoggio non potremo farcela: aiutateci ad aiutarvi. 
(Franco Lori coordina l'èquipe dei ricercatori  di «Right»)

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