Sei in Editoriale

EDITORIALE

Bulli incivili o incoscienti?

di Vittorio Testa -

20 marzo 2020, 10:19

Bulli incivili o incoscienti?

Bullaggine o incoscienza? Sfida o inciviltà? Deve per forza  esserci qualcosa di storto nella mente di  questi nostri compagni di sventura che infrangono il  «coprifuoco», il divieto di uscire di casa, istituito per arginare l’attacco del coronavirus. Negli ospedali  muoiono decine di persone, i medici e gli infermieri stanno dando una prova di coraggio esemplare, non dormono  da giorni, fanno miracoli, ma con questa virulenza letale è una strage continua, quotidiana. È una tragedia di tutta una nazione, occorre che ciascuno di noi si renda responsabile della situazione. Si sperava che davanti a una  falcidie di queste proporzioni e  sempre più spietata, scattasse almeno la paura “paralizzante”. Niente da fare. Allora ecco un inasprimento  delle sanzioni  per chi, immeritevole di cittadinanza,  vìola la legge. Multe, condanne da uno fino a dodici anni di carcere. Ma come se nulla fosse, a migliaia non battono ciglio. Ogni giorno i furbacchioni “evadono”, vanno per i fatti loro. La Prefettura di Parma informa che l'altro ieri le forze dell’ordine hanno effettuato millecinquantuno controlli: ottantasei i bei soggetti beccati e denunciati. Chi aveva detto il falso nel modulo autocertificante  per usufruire di  una delle tre eccezioni previste, e chi non aveva nemmeno quello. È una percentuale altissima di sventati: applicata a livello nazionale siamo di fronte a una moltitudine di irresponsabili, pericolosi per sé - e questo chi se ne importa - ma soprattutto per gli altri. Dal punto di vista della convivenza civile questi “untori” dimostrano una insensibilità preoccupante, un’assenza di etica, una iattanza imperdonabile. Quasi che non avvertissero - per scelta episodica o, più probabile, per acuto deficit di moralità - il dramma nel quale siamo piombati. Dramma epocale. I più deboli, gli ammalati e i nostri vecchi muoiono. Muoiono male, di una morte cattiva e spietata, sofferta. Muoiono in una straziante  solitudine. Non c’è per loro l’ultimo sguardo di figlio, padre, madre, fratello. Non c’è la carezza,  non c’è il pianto familiare che accompagna lo spegnersi di una vita. Tocca alla sensibilità e generosità dei medici e degli infermieri avere un gesto di pietà, regalare una frase dolce, rendere meno raggelante il commiato in una solitudine che continuerà anche dopo l’addio. Il catalogo della crudeltà è spietato anche per i vivi. Non  possono assistere l’ammalato, accompagnarlo verso il fine vita e celebrare il funerale. E accade anche che  l’ultima dimora  sia sconosciuta ai parenti e amici. Oltre che all’ospedale, capita sempre più spesso che i cimiteri del posto siano più che al completo. La bara verrà dunque caricata su un camion militare portata in un camposanto di un’altra città. Un surplus di dolore, in questa tragedia che segnerà per sempre le nostre vite e dopo la quale inizierà una nuova era. Ci sarà un Avanti Coronavirus e un Dopo Corona virus. Ma adesso occorre che tutti insieme si trovi la forza e l’orgoglio di superare questa prova terribile. Che Dio, finora Rex tremendae Majestatis, decida di mandarcela finalmente buona.