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EDITORIALE / 1

Coronavirus, a che punto siamo della notte

di Francesco Monaco -

21 marzo 2020, 10:06

Coronavirus, a che punto siamo della notte

A questo punto della notte siamo arrivati. Quando basta il tono della voce, prima ancora delle parole, a far comprendere l'ineluttabile. Lo racconta una giovane dottoressa, in trincea contro l'avanzare di un nemico invisibile come gli imberbi soldati di «1917». «Donna deceduta con figlia disabile e marito con esito di ictus - sintetizza nel diario di bordo al termine del suo «turno più brutto» iniziato molte ore prima - che in casa provvedeva a tutto e che per due settimane non aveva voluto farsi visitare nonostante la febbre, proprio per poter continuare a badare a loro». E che invece, dopo il ricovero, non ce l'ha fatta. «Ho chiamato la figlia - continua la dottoressa - e in quel preciso momento lei, finora così protetta, ha capito solo dal mio tono di voce di aver perso per sempre la sua àncora di salvezza». Non si dovrebbe, e non si potrebbe, aggiungere altro a un capitolo così triste di questo dramma che si va scrivendo ora dopo ora sulla nostra pelle e le nostre certezze. Ma la dottoressa va oltre, per condividere ciò che ha poi provato, tornando a casa, nel vedere «gente che correva o che passeggiava col cane». E' pazzesco constatare come le azioni più ovvie del nostro quotidiano siano di colpo diventate così pericolose, per noi e per gli altri. E ci sta che qualcuno non l'abbia ancora capito fino in fondo, o non abbia voluto accettarlo fin dall'inizio dell'epidemia. Ma ora siamo al punto di non ritorno e nessuno può più far finta di niente. Anzi, non deve proprio fare niente. «Lo so che è difficile psicologicamente stare a casa - conclude la giovane dottoressa - ma se non lo fate potrebbe essere troppo tardi. Non più per i vostri genitori o per voi stessi, ma anche per i vostri figli. Pensateci».