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EDITORIALE

Acqua fresca per ripulirsi la coscienza

di Filiberto Molossi -

23 marzo 2020, 09:04

Acqua fresca  per ripulirsi la coscienza

«Acqua fresca». Ha detto così: e mi ha fatto pensare. Squarciandomi il velo che avevo sugli occhi. Si parla tanto - e con tutti - della nostra reclusione forzata, delle nostre evasioni solo digitali, di «arresti domiciliari» che rappresentano l'unica, seria, maniera di fronteggiare il virus. Quel restare a casa che ad alcuni (o a troppi a giudicare i dati) sta ancora stretto: nonostante l'incessante canto delle sirene, la paura, i lutti. Ci manca il contatto, la gita al mare, l'aperitivo con gli amici, la partita di calcetto, il cinema, il parrucchiere: ci manca tutto. E si parla, già, e a volte ci si lamenta: spesso a sproposito. Perché poi arriva lui, un amico, che cambia d'improvviso la prospettiva: «Anni fa ho fatto un incidente: sono rimasto 4 mesi in ospedale, bloccato su un letto,  altri 7 li ho fatti di riabilitazione. Questa cosa di non potere uscire per me è acqua fresca». E allora ci rifletti: e capisci che la nostra condizione di prigionieri temporanei in 4 mura di benessere è poca cosa - anzi, nulla - messa a confronto  a quella di chi questa situazione la vive ogni giorno, ogni ora. 
Bloccato magari dalla malattia, chiuso a doppia mandata dentro il proprio guscio dalla solitudine, limitato per sempre nel movimento da una sorta avversa e maligna. Sarebbe ora di capire che lo «sforzo» che ci chiedono è niente di fronte alla posta in gioco: restando in casa possiamo fermare il contagio, salvare delle vite,  prestare un aiuto fondamentale a chi – medici, infermieri, volontari – in casa non può starci. Per  i nostri nonni e genitori, che avevano i nazisti sul pianerottolo,  ogni sirena che suonava significava correre al rifugio, che dal cielo piovevano bombe: e lì, vi assicuro, non c'era mascherina che tenesse. A noi si chiede di passare dal divano al tavolo da pranzo: e magari viceversa. Un po' poco per sentirsi eroi. Ha ragione il sindaco di quel piccolo paese in provincia di Nuoro che su Facebook ha perso la pazienza con i suoi concittadini: «Avete vissuto gli ultimi vent'anni – ha scritto - guardando “Amici”, commentando i tronisti e commuovendovi con “C'è posta per te”. Non alzate il culo dal divano manco per andare in bagno. Ora, ditemi, spiegatemi, perché non capisco e sono curioso: Dove c... dovete andare in questi giorni?». Linguaggio con pochi peli sulla lingua, ma contenuto sacrosanto. Ho già perso un paio di amici, persone a cui volevo bene: per quanto si protrarrà il periodo in cui lo Stato ci chiederà di stare a casa, sarà comunque acqua fresca. La stessa con cui qualcuno dovrebbe rinfrescarsi le idee. O ripulirsi la coscienza.