Sei in Editoriale

EDITORIALE

Dall'emergenza sanitaria al rischio bomba sociale

di CLAUDIO RINALDI -

25 marzo 2020, 09:26

Dall'emergenza sanitaria al rischio bomba sociale

L’Italia è un Paese strano. E strana, a dir poco, è l’idea di uno sciopero generale in piena emergenza mondiale per la pandemia del Covid-19. Strana e molto rischiosa per il sistema Italia. Lo ha detto chiaro e tondo il presidente di Confindustria Boccia: «Se fermiamo le imprese perdiamo 100 miliardi al mese», il che equivarrebbe a «passare dall’emergenza economica all’economia di guerra».
È evidente che i lavoratori – di ogni livello e settore – abbiano tutto il diritto di poter lavorare nelle condizioni di massima sicurezza possibile: ed è giusto che i sindacati assolvano al loro compito di tutelare i lavoratori, pretendendo che sia fatto tutto il possibile per evitare il rischio di contagio.
Ma è altrettanto evidente che l’obiettivo di tutti dovrebbe essere uscire da questo incubo, non andare al muro contro muro. Proporre uno sciopero generale per imporre al governo la propria linea non è propriamente la cosa più conciliante.
Perché è ovvio che girare l’interruttore e “spegnere” tutto significa spegnere – per davvero – il motore produttivo dell’Italia, che già oggi gira a bassissimo regime. Con le inevitabili conseguenze nell’immediato di complicare maledettamente le cose per migliaia e migliaia di famiglie e, nel prossimo futuro, quando l’emergenza sanitaria finalmente rallenterà, di frenare drammaticamente la ripartenza. 
Ripartenza della quale tutto il Paese avrà urgentissimo bisogno.
Oggi è difficile trovare un equilibrio tra l’emergenza sanitaria e l’emergenza economica. Ma uno sciopero generale potrebbe anche avere l’effetto di una bomba sociale. Affermare questo non significa che aziende, lavoratori e sindacati non debbano avere oggi come obiettivo primario la sicurezza sul lavoro, tutt’altro. Significa tentare di fare il bene del Paese. Cosa di cui abbiamo bisogno come non mai.

claudio.rinaldi@gazzettadiparma.it