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EDITORIALE

Il compromesso dell'Unione europea

di Augusto Schianchi -

01 aprile 2020, 09:47

Il compromesso dell'Unione europea

I Capi europei nell’incontro di giovedi sera non hanno trovato l’accordo sull’emissione congiunta dei coronabonds, e tutto è stato rinviato di 10 giorni.
Da un lato si sono collocati Italia, Spagna e Francia (in posizione di mediazione), con altri 6 paesi, che vogliono affidare ad una istituzione europea il compito di emettere i coronabonds. 
Dall’altro la Germania, l’Olanda con gli alleati nordici, che vorrebbero assegnare al Mes (il fondo di stabilità europeo) il compito di attribuire gli aiuti. La differenza sta nel fatto che il Mes prevede per la concessione dei prestiti con una qualche forma di condizionalità controllata.
Al centro del problema sta purtroppo l’Italia (seguita dalla Spagna), la quale non solo ha il debito pubblico più elevato in Europa, ma è anche il paese più colpito dal coronavirus. L’Italia è strutturalmente debole: non cresce, investe poco, disoccupazione alta, un sistema bancario penalizzato dalle vecchie insolvenze.  Le previsioni dopo il coronavirus dicono per l’Italia di un calo del Pil di almeno il 10% e di un debito di almeno al 150% del Pil. 
Non ci sono ragioni e torti: Italia, Spagna e Francia chiedono solidarietà; Germania e Olanda non vogliono un’Europa che, battuto il coronavirus, si ritrovi dopo affondata nei debiti. In ogni caso già oggi funziona il piano di acquisto titoli da parte della Bce per 750 miliardi.
In questi giorni si lavoro per trovare una soluzione di mediazione, che esprima il senso della solidarietà dell’Europa verso i paesi più colpiti, Italia, Spagna (e forse Francia). Ma che impegni l’Italia ad usare in modo efficace le risorse per coprire i costi del coronavirus, per creare “dopo” le condizioni di un rapido rilancio dell’economia. In Europa vige il principio della solidarietà limitata.
Per arrivarci, per l’Italia occorre un piano di ristrutturazione radicale e trasversale di tutto l’impianto statale italiano. 

Cosi come hanno dimostrato le decine di ricerche, documenti, libri, pubblicati in questi anni da persone di grande competenza giuridica ed economica. Che non hai mai trovato risposta dalla politica, perché c’era sempre un’elezione in vista, e quindi la priorità sono sempre stati i voti.
Sul tavolo non c’è solo la ricerca di un compromesso, che comunque si troverà. C’è la questione della leadership europea per i prossimi anni, il millenario confronto tra Francia e Germania. La Francia è meno forte economicamente, ma più flessibile e intraprendente per iniziativa politica innovativa.
La Germania è bloccata. La vera questione è la successione alla Merkel, dopo le prossime elezioni. Lei ha garantito in questi anni il “rinnovamento nella continuità”. 
Ma oggi non trova successori all’altezza, schiacciati tra una destra aggressiva e una sinistra ondeggiante tra verdi postindustriali e socialdemocratici in declino. 
Nel confronto, l’Italia deve fare la propria parte, consapevole che Germania e alleati non accetteranno mai la condivisione dei debiti di un paese ricco (anche se fragile) come l’Italia. Conte deve sapere che i veri problemi stanno a Roma, non a Bruxelles.