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EDITORIALE

Infrangere il blocco una follia pericolosa

di Vittorio Testa -

04 aprile 2020, 09:43

Infrangere il blocco una follia pericolosa

C’è un po’ di confusione, qui, sotto il nostro cielo. Il premier Giuseppe Conte ipotizza che il blocco totale anticoronavirus possa essere allentato a partire  da Pasqua? Il giorno dopo il capo della Protezione civile non è per niente d’accordo: «Dovremo mantenere le distanze per molto tempo», avverte Angelo Borrelli: «La fase 2 potrebbe cominciare il 16 maggio». Dunque chiusi in casa come minimo altri quarantatrè giorni? Questa perfida stagione infetta ha tutta la mal-aria di non volerci a piede libero chissà per quanto tempo. 
È questo il tempo dell’infinita attesa: una pena mai provata da noi fortunati  cittadini mai toccati finora da una tragedia di queste proporzioni. Tragedia che mette a nudo la nostra debolezza di uomini abituati a non aspettare: le generazioni del “tutto e subito”, viziati dall’ottenerlo quasi sempre, nonostante la crisi economica che dura da dodici anni. E quel che dovrebbe preoccuparci è la pericolosa crisi di rigetto della realtà che sembra aver colpito buona parte di noi. La percezione del dramma in corso è come depotenziata dalla velocità e quantità dell’informazione nevrotica di tv e social.
 È una situazione surreale. Negli ospedali si muore ancora, troppo e male, e la falcidie continuerà a fornire tabelle e curve, percentuali e geografia della strage, i record della sofferenza e della  generosità di medici e operatori che vanno incontro a rischi per sé e per le loro famiglie, di vigili, poliziotti, volontari. Eppure, nonostante ormai ciascuno di noi abbia avuto o abbia saputo di care persone morte per asfissia nel giro di pochi giorni, la nostra società non è ancora in grado, come si suol dire, di elaborare questo lutto collettivo, nazionale.
Non si spiega diversamente questo spettacolo di migliaia di persone che infischiandosene del “coprifuoco”  scendono in strada, a gruppi addirittura. Sindaci e amministratori  non sanno più come far fronte al fenomeno di questa “evasione” di massa. Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, ha messo in rete due fotografie scattate in mattinata (ieri, per chi legge) in via Sestri a Genova: folla da mercato, bella pigiata come in un souk. C’è andato giù duro il governatore: «Irresponsabili idioti». Ma persino in una delle città più martoriate, Bergamo, il sindaco Giorgio Gori deve sgolarsi ogni giorno per convincere gli “evasi” del pericolo, per sé e per gli altri, rischiando di propagare il contagio in maniera esponenziale: il virus, il Covid-19, viaggia nell’aria con una gittata di sei-otto metri. Le mascherine – oggetto che se non si trattasse di una calamità sarebbe da commedia esilarante – servono a poco. Un contagiato può in pochi minuti far partire una catena spaventosa di infettati ciascuno dei quali a sua volta diventa untore. Ma tutto questo non basta a convincere i riottosi ribelli. 
Fioccano multe salate a migliaia, centinaia i trasgressori denunciati. Eppure è un continuo scoprire che questi nostri malfratelli se ne vanno a passeggio, e perché no?, pure  in spiaggia: nel fine settimana scorso quella del Forte dei Marmi era discretamente e indecentemente affollata. Certo ci sono situazioni al limite della sopportazione, famiglie magari anche con figli piccoli, malati, o comunque coppie o nuclei  al “gabbio” in un appartamento. La tentazione di allungare il percorso autorizzato per fare la spesa è comprensibile. Ma se ciascuno di noi diventa un “furbo” mentitore dell’autocertificazione – a proposito, siamo alla quinta versione? –  allora, assicurano i medici specialisti nel settore, significherebbe vanificare quel forse poco ma indispensabile buono che si è fatto finora. Dalla Cina giungono notizie da far tremare le vene e i polsi, a Wuhan, la città proto infettata e infettante che sembrava risanata, è di nuovo all’arme. Siamo nelle mani di Dio ma purtroppo capaci di far da soli. Quanti morti  dovremo contare per convincerci che l’attesa è il male minore? È un dovere morale pesante ma giusto. Lo dobbiamo se non altro per rispetto e pietà  ai fratelli che a migliaia ci hanno lasciati. Quantomeno farlo – detto  in modo non edulcorato ma più convincente e conveniente –  farlo per evitare di raggiungerli in tutta fretta. 

vittorio.testa@comesermail.it