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EDITORIALE

Multe, il record della cretineria

di CLAUDIO RINALDI -

07 aprile 2020, 09:52

Multe, il record della cretineria

Niente da fare. Agli italiani non entra in testa che dobbiamo rassegnarci a stare in casa (e i parmigiani, ahinoi, non fanno eccezione). Lo dicono gli scienziati. Lo chiedono, imploranti, i medici e gli infermieri che da settimane vivono in trincea, per combattere questa drammatica guerra contro un virus letale e molto contagioso. Lo ripetono i prefetti e i sindaci di tutto lo Stivale. I giornali fanno la propria parte, esortando i lettori a rispettare le regole e spiegando come l’isolamento sociale, per quanto difficile da sopportare, sia l’unica strada per frenare il proliferare del contagio. 
Stare in casa è un dovere, per il bene di sé stessi e degli altri. Non rispettare le norme è da scriteriati, da irresponsabili, da cretini. E da autolesionisti: perché, proprio adesso che vari segnali indicano che il picco sembra essere superato, sprofondare di nuovo nell’emergenza equivarrebbe a una tragedia, sotto ogni profilo. Significherebbe uccidere il Paese anche sotto l’aspetto economico.
Ci siamo appellati al Signore, con un titolo («State in casa, per l’amor di Dio») che il nostro vescovo Enrico Solmi ha apprezzato e citato in un tweet. Li abbiamo chiamati «pelandroni» (editoriale di Vittorio Testa di ieri). Ormai mancano le parole, non volendo scendere nel linguaggio triviale, per descrivere questi untori potenziali che ignorano le norme, le preghiere, il buon senso. 
Il dato diffuso ieri dalla prefettura è drammatico, oltre che da record: il 18,72 per cento dei parmigiani controllati domenica è risultato fuorilegge. Quasi uno su cinque. È una vergogna. 
Nessuno di questi che se ne vanno in giro incuranti delle regole ha avuto un parente, amico, un conoscente ucciso da questo orribile killer, spietato e (per ora) invincibile? Nessuno di loro legge i giornali o guarda la tv? Nessuno ha un quoziente intellettivo sufficiente per capire che rischia in prima persona e fa correre rischi enormi a tutti noi? 

claudio.rinaldi@gazzettadiparma.it