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Ue, difficile affermare il concetto di solidarietà

09 aprile 2020, 09:20

Ue,  difficile affermare il concetto di solidarietà

ALFREDO ALESSANDRINI

La riunione in teleconferenza  dell’Eurogruppo di martedì era chiamata, su richiesta del Consiglio Europeo composto dai primi ministri dell’Ue  dello scorso 26 marzo,  ad affrontare la spinosa questione delle modalità concrete per dare liquidità immediata al sistema e alle imprese,  per far fronte alla pandemia e per  pianificare un  forte rilancio dell’economia. A questo punto, prima di dar conto delle iniziative già intraprese dalle istituzioni europee, di quelle annunciate e di quelle in discussione, è utile vedere alcuni dati sulle previsioni economiche del nostro Paese.
Le previsioni sul Pil 2020 di Goldman Sachs prevedono un Pil al -11,6%; Confindustria al -6%. Con un Pil fortemente negativo ed i provvedimenti Ue,  difficile affermare il concetto di solidarietà governativi già presi o in corso di decisione finanziati in deficit, il dato del deficit sul Pil salirà secondo Goldman Sachs al 10%, mentre il Prof. Cottarelli, direttore dell’Osservatorio dei bilanci pubblici, prevede questo dato al 7-8%; il debito sul Pil salirebbe al 160% per Goldman Sachs e per Cottarelli al 140-145%.
Come possiamo vedere le previsioni sono veramente pesanti, come c’è da aspettarsi visto il lock down delle attività produttive.
Per questo, al di là delle iniziative senz’altro significative del governo di cui il giornale ha ampiamente parlato, abbiamo compreso che l’intervento dell’Unione europea è determinante.
Vediamo subito le decisioni già assunte:
- la Bce mette in campo una potenza di fuoco con un Quantitative Easing, sommando i tre interventi già in corso, che supera i 1.000 miliardi. In due giorni ha già acquistato 15,6 miliardi di nostri titoli;
- la Commissione europea ha sospeso le regole del Patto di stabilità consentendo ai governi, compreso il nostro, di assumere le prime urgenti misure in deficit sulla sanità, sul lavoro, sulle partite Iva, sulle piccole e medie imprese e sulle grandi imprese, già viste in altri articoli.
- Sempre la Commissione ha allentato i vincoli sugli aiuti di stato che consentono gli interventi previsti nel primo decreto da 25 miliardi già assunto e nel secondo in corso di definizione, previsto per aprile, che potrebbe arrivare a 40 miliardi. Va, poi, considerato il provvedimento per il credito deciso in Consiglio dei ministri il 6 aprile scorso che prevede garanzie sui prestiti  alle imprese per 200 miliardi e altri 200 miliardi per l’export che si aggiungono a quelli già generati dal primo decreto.
- La Banca Europea degli investimenti ha previsto un fondo di garanzia da 25 miliardi per piccole e medie imprese che, con il meccanismo del moltiplicatore, attiva liquidità fino a 200 miliardi.
- Infine la Commissione europea ha messo in campo un fondo Sure per 100 miliardi per la cassa integrazione.
Questi  importantissimi interventi bastano? No in quanto si tratta di una crisi contemporaneamente di domanda ed offerta  che, se non contrastata in modo adeguato, può portare ad una lunga fase di depressione economica, ben più grave di una recessione.
La discussione, ora, verte su una vera e propria misura shock per fare ripartire l’economia e concretamente riguarda la scelta fra  due  strumenti:
- un Mes light (meccanismo europeo di stabilità)  che vede legato il prestito solo all’utilizzo per far fronte alla crisi economica portata dalla pandemia, quindi senza altre condizioni;
- un fondo temporaneo di emergenza,  recovery bond, che avrebbe il compito di consentire l’emissione di titoli di debito una tantum garantiti dall’intera Ue, che, in questa forma, avrebbero un iter di gestazione più breve. Il fondo potrebbe mobilitare risorse per 500 miliardi.
Ed è proprio su questi due temi ed in particolare sui recovery bond che l’Eurogruppo, nella notte fra martedì e ieri non ha trovato l’accordo, riconvocandosi per oggi.
Sul  Mes rivisto è inutile fare le barricate, anche perché se uno Stato non vuole usufruirne può decidere di farne a meno (sbagliando). Ma è sui recovery bond che bisogna tenere il punto in quanto sono indispensabili per impostare i piani della vera e propria ricostruzione post-pandemia.
Questo ulteriore slittamento dimostra, purtroppo, come sia difficile affermare il concetto di solidarietà nell’Unione europea, perfino di fronte a fatti straordinari e drammatici come questo della pandemia.
Il nostro Paese, come dice l’Oms, si è mosso correttamente anche se ha dovuto pagare e sta pagando in vite umane e sofferenze un prezzo altissimo; e senza colpa pagherà un prezzo molto alto in termini economici.
Questa difficoltà a far comprendere  la gravità della situazione ai partner del nord Europa e a far emergere una concreta solidarietà inducono a pensare che il sogno di un’Europa che possa fare uno scatto verso una reale integrazione sia ancora lontano. Non vorremmo mai che l’Europa unita che hanno immaginato i padri fondatori di questo progetto  rimanesse poco più di un’area di libero scambio, importante ma non adeguata ai drammatici problemi e alle sfide di questo tempo.
ALFREDO ALESSANDRINI
Docente di materie economiche