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EDITORIALE

Cooperazione internazionale l'unica strada

di AUGUSTO SCHIANCHI -

10 aprile 2020, 09:05

Cooperazione internazionale l'unica strada

“Non terremo in nessun conto di quello che si possa dire oltre frontiera, perché giudici dei nostri interessi garanti del nostro avvenire siamo soltanto noi esclusivamente noi”. Questa frase non appartiene al discorso di un nostro odierno politico sovranista. Risale direttamente ad un purtroppo celebre discorso di Mussolini a Cagliari nel 1936. Fu un’affermazione tragicamente sbagliata allora, lo è oggi ancora di più, pur in un tempo senza guerre. 
Oggi abbiamo bisogno di cooperazione, di solidarietà globale, e non di conflitti tra nazionalismi isolazionisti. Perché questa pandemia e la conseguente crisi economica sono e saranno problemi globali.  
Deve continuare il massimo scambio di informazioni tra le capitali del contagio, tenendo conto degli scarti temporali, ieri in Cina, poi in Italia, Corea del Sud, Iran, Germania, oggi Usa e Regno Unito, domani purtroppo altri paesi. Nello spirito della cooperazione globale, della trasparenza; in una parola, della fiducia. Questo consentirà di accumulare continuamente nuovi dati, sulla base delle diverse esperienze sanitarie, così da procedere ad elaborazioni statistiche sui trend espansivi del virus e delle sue varie ramificazioni, sulle analisi degli effetti dei diversi farmaci, sull’analisi dei casi particolari.
Il premier inglese Johnson ha inizialmente ignorato l’esperienza cinese ed italiana, senza attuare un’azione d’anticipo sulla diffusione del virus, con i risultati che purtroppo oggi dobbiamo constatare. L’opinione pubblica e la stampa inglesi sono feroci su questo punto, con profondo sarcasmo sullo stile democratico del governo. 
L’ambito della cooperazione globale dovrà riguardare non solo le informazioni, ma anche la produzione e lo scambio delle attrezzature mediche, dei supporti respiratori, dei test diagnostici, sulla ricerca fondamentale di un vaccino, unica soluzione risolutiva. 
La produzione di queste tecnologie dovrà essere accelerata, e –molto importante- dovrà essere ripartita con equità, con redistribuzione verso i paesi meno dotati di strutture sanitaria, perché anche i paesi meno ricchi devono essere protetti dall’invasione del virus. Abbandonare questi paesi al loro destino significa sottoporre i paesi ricchi a rischi enormi di epidemie di ritorno. 
Il Papa ha affermato con piena ragione che oggi nessuno si salva da solo. La signora Merkel ha confermato che la Germania non potrebbe salvarsi da sola, senza l’Europa. La Germania non può immaginare di diventare uno stato-boutique come Svizzera o Singapore, perché possiede un sistema tecnologico-industriale, tra i più forti al mondo. Deve produrre ed esportare per mantenere il suo status attuale. Un suo ritorno al marco, si tradurrebbe in una sua traboccante rivalutazione che porterebbe ad un drastico calo delle sue esportazioni, con conseguente riduzione del proprio sviluppo. Gli imprenditori tedeschi questo lo sanno bene, ed è per questo che sostengono l’emissione degli eurobonds. Che avrebbero in questo frangente il ruolo che ebbe il Piano Marshall nell’immediato dopoguerra (di cui i Tedeschi furono i principali usufruitori). Contraria rimane la destra tedesca (in grande maggioranza nella ex-Germania orientale), che si muove in direzione parallela e esattamente contraria alla nostra destra. E’ impossibile la cooperazione tra opposti, perché tra loro manca la fiducia reciproca.
La cooperazione globale sarà poi necessaria anche con riguardo alla ripresa economica, per riavviare le catene globali del valore. La comunità internazionale -imprenditori, managers, scienziati, giornalisti, uomini politici, … turisti e viaggiatori- dovrà riprendere a viaggiare, ad incontrarsi, e per questo sono necessari accordi cooperativi tra i singoli paesi, che portino ad azzerare il rischio di nuove diffusioni del virus. 
In politica c’è un proverbio: “non lasciare che una crisi vada sprecata”. L’eredità del coronavirus dovrà essere proprio questa: recuperare la straordinaria forza della cooperazione globale.