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EDITORIALE

Berlusconi, l'Europa e la rivincita su Salvini

di Vittorio Testa -

16 aprile 2020, 10:06

Berlusconi, l'Europa e la rivincita su Salvini

È il giudizio sul Meccanismo europeo di stabilità, il cosidetto «salva Stati», a destabilizzare la BeSaMe, l’alleanza tra Berlusconi, Salvini e Meloni. Quando c’è in ballo l’Europa, il Cavaliere non perde l’occasione di rinforzare il trattino separatorio del centro-destra. Il leader della Lega vede il «Mes» come fumo negli occhi. La «piccola Thatcher» di Fratelli d’Italia ha addirittura accusato l’Europa di sciacallaggio: «Ha aspettato il terremoto in casa nostra per rovistare tra le macerie e fregarci l’argenteria». E la  vecchia volpe già  da tutti data in pellicceria, riappare a sparigliare i giochi: «Dire no al Mes», scandisce Berlusconi, «sarebbe un errore clamoroso». Non solo, ma aggiunge quello che è un chiaro segnale di pacificazione, di disponibilità a dare una mano al presidente del Consiglio: «Dobbiamo fare sì che Conte non commetta gli errori che sta facendo, per esempio quello di dire all’Europa "sul Mes faremo da soli" e rinunciare così a utilizzare 36 miliardi per il nostro sistema sanitario». Quattrini prestati, quelli del Mes, ma a tassi molto convenienti, secondo il Pd e Forza Italia. 
Un vero e proprio cappio al collo, a parere di Lega Salvini, Fratelli d’Italia e, tanto per semplificare l’insemplificabile, dal Movimento 5 stelle. Dunque sia la maggioranza di governo, sia l’opposizione sono divisi. Anche il «premier» Giuseppe Conte («Conti» ,per Berlusconi)  si dice contrario al Mes.  Ma questo salvagente agitato dal Cavaliere, pronto al soccorso nel caso di una diaspora dei penta stellati,  potrebbe fargli cambiare idea. Il 23 aprile Conte parteciperà al Consiglio europeo che proporrà l’accesso ai 36 miliardi di euro per far fronte all’emergenza Cosid 19. E infine la parola passerà al Parlamento. A quel punto come si comporteranno i 5Stelle? Voteranno contro, come faranno di certo la Lega e Fd’I,  offrendo così l’occasione a Berlusconi di abbandonare l’alleanza con Salvini e la Meloni e salvare il governo? È questo lo scenario sognato dal Cavaliere, nel quale dimostrare di essere uomo saggio e generoso verso il proprio Paese, unico garante di  moderazione in un periodo che sicuramente sarà  di grandissima sofferenza sociale, economica, morale. Una scelta, quella di Berlusconi, ben gradita dal presidente della Repubblica e da quanti ritengono che soltanto un accordo con l’Europa potrebbe aiutarci a non naufragare in una dissennata, querula e vittimistica solitudine autarchica. La mossa spiazzante del Cavaliere sembra avere il sapore di una rivincita su Matteo Salvini. I due, obbligati all’accordo elettorale, in realtà non si sono mai amati. Berlusconi non ha mai perdonato l’alleanza di Salvini con i 5stelle; e ancor più offensivo aveva ritenuto il tentativo del leghista che, fatto cadere il governo, cercava di ricomporre una nuova alleanza offrendo la presidenza del Consiglio a Luigi Di Maio. Nei confronti del quale il Cavaliere enumerava insopportabili difetti: mai laureato; mai avuto un mestiere se non quello della politica. E a chi gli indicava come quella fosse anche la condizione di Matteo Salvini, alzava gli occhi al cielo. Il motto del Berlusconi politico è sempre stato più che pragmatico: «Le battaglie si fanno con gli uomini che ci sono. L’importante è il  condottiero». C’è poi un aspetto suggestivo in questa virata buonista del vecchio indomito miliardario arrivato alle ultime sfide, dopo una vita di successi e cadute e resurrezioni, diventato l’uomo pubblico più amato e insieme detestato da ventisei anni a questa parte. Inconfessato pubblicamente ma coltivato come un approdo non impossibile, Berlusconi ha un sogno ir-realizzabile: diventare presidente della Repubblica. Nel 2022 avrà ottantasei anni. Troppi?  Giorgio Napolitano aveva ottantuno anni quando venne  eletto e concluse il secondo mandato all’età di novant’anni. Improbabile, difficile. Certo. Ma non impossibile per il Cavaliere,  ammiratore seguace dell’Erasmo da Rotterdam, l'«Elogio della follia»; teorizzatore della volontà di potenza: «Se l’uomo lo vuole davvero,  può conquistare ogni cosa». E perché non un Colle?