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EDITORIALE

Nessuna idea strategica per il rilancio del Paese

di Domenico Cacopardo -

14 maggio 2020, 08:48

Nessuna idea strategica per il rilancio del Paese

Il superdecretone del rilancio, approvato ieri sera, è una specie di Guerra e pace, senza peraltro una trama, ma con l’affastellarsi di proposizioni scollegate e a pioggia.
Intendiamoci: il governo non conosce e non comprende la questione industriale, il punto cruciale dell’Italia, seconda manifattura d’Europa. Poggiato com’è su una maggioranza 5Stelle, interprete dei ceti parassitari, Pd, la cui costituency è in prevalenza nel pubblico impiego, Leu, del tutto marginale e tributaria del Pd, e Italia Viva, l’unico gruppo che in passato, col suo leader Matteo Renzi aveva aperto un dialogo significativo con i ceti produttivi del Nord, il gabinetto Conte II manca di interesse specifico al tema. Forse della cultura specifica.
Il provvedimento che ora (forse) inizia il percorso di conversione non solo arriva con un irrecuperabile ritardo, ma è altresì privo di un’idea strategica per il rilancio della Nazione. Nessuno si è posto il cruciale tema delle priorità: la riattivazione del circuito produttivo  che parte dalla manifattura per giungere alle costruzioni (nel vecchio e più volte verificato detto francese «Quand le bâtiment va, tout va»). Nessuno s’è dato carico di un provvedimento choc che permetta di aprire i cantieri delle opere finanziate (e sono tante, a cominciare dalla Gronda di Genova e dal completamento dell’Alta velocità Milano-Venezia-Trieste) né di una carica di ossigeno immediato alle aziende e agli esportatori. Orientamenti distopici dell’Inail, intanto, annunciano misure di prevenzione che mettono in forse la sopravvivenza delle imprese e minacciano di evocare la responsabilità penale e civile dei datori di lavoro nel caso in cui un dipendente sia colpito dal Covid-19. 
Rispetto a questi fatti immediati e concreti non c’è stato ascolto né ovviamente risposta.
Sentiremo domani e nei prossimi giorni - nonostante la sordina dei media di Stato - le posizioni di Confindustria e di Confcommercio, le principali organizzazioni datoriali che hanno manifestato un deciso dissenso rispetto alla linea del governo. Manca una parola del sindacato.
Insomma, c’è di che essere insoddisfatti e turbati.
Mentre scrivo Gualtieri parla di una crisi senza precedenti e annuncia le misure di welfare, cioè la distribuzione a pioggia di sussidi agli indigenti e ai non lavoranti. Un modo come un altro per eludere la questione delle questioni: la fiducia di produttori, imprenditori e lavoratori. 
Allo stato di ciò che serve a una grande nazione industriale non si vede nulla di significativo. Solo parole, fluviali parole: per apparire non per essere.