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EDITORIALE

Le priorità della fase 2 perché l'Italia riparta

di Augusto Schianchi -

19 maggio 2020, 09:29

Le priorità della fase 2 perché l'Italia riparta

Approvato il tanto atteso decreto, che potremmo chiamare «Salvare il salvabile», ora che siamo entrati nella fase 2, ci aspetta la parte più difficile. Perché il decreto approvato è servito per fissare e sostenere materialmente le condizioni della riapertura, ma - come ha ben espresso Domenico Cacopardo - le scelte  vere dovranno emergere nel futuro decreto. Che dovrà fissare le linee strategiche di sviluppo sociale ed economico che il governo intende perseguire e di conseguenza sostenere finanziariamente. Il decreto appena rilasciato sostiene il settore della Sanità, dopo la pandemia fase-uno chiaramente prioritario e destinatario di provvedimenti per interventi urgenti. Nuovi fondi sono stati assegnati alla scuola e all’università, anche se siamo ancora distanti dalla media europea, soprattutto dai paesi più avanzati. Per il resto distribuisce giustamente indennizzi e sostegni a persone ed imprese, ma da questo decreto ancora nessuna indicazione su come disegnare il futuro. 
Questa pandemia ha lasciato sul campo morti e feriti, avvolge il futuro con una profonda incertezza, ma soprattutto ha cambiato la prospettiva. E’ stata un enorme fattore di accelerazione di cambiamenti peraltro già in atto.  Gli stati hanno assunto un peso diverso nel sistema economico con un nuovo rapporto con il settore privato; il processo di digitalizzazione diffusa è progredito, diventando indispensabile per i sistemi scolastici ed universitari; la digitalizzazione nelle sue diverse configurazioni è diventata la rete portante delle nuove piattaforme produttive, ed anche dei rapporti di lavoro con lo smart working. Le relazioni internazionali si sono inasprite con il rinnovato conflitto tra Stati Uniti e Cina; il crollo del prezzo del petrolio (ora in risalita) ha messo a rischio il sistema finanziario mondiale, i debiti pubblico e privato non sono mai stati così elevati; i tassi d’interesse oggi sono pari zero, che per un’inflazione pari a zero ci possono stare, ma quando l’inflazione risalirà con la ripresa economica, risaliranno anche i tassi, e questo scuoterà pericolosamente il sistema.
 La Banca Centrale Europea continua a comprare titoli pubblici, forse oltre le proprie possibilità, ma finita l’emergenza dovrà rientrare nei limiti operativi previsti. Nel frattempo, la Corte costituzionale tedesca ha messo in agenda un tema fondamentale per il futuro a medio termine dell’Europa: l’Europa sarà una federazione di stati (con le istituzioni europee che stanno sopra, com’è oggi), o una confederazione (con gli stati mantengono la loro sovranità originaria)? L’esito delle elezioni tedesche nell’autunno dell’anno prossimo sarà cruciale per il futuro dell’Europa.
Nella fase di transizione globale verso questa terra incognita, il nostro paese può fare ben poco, se non assistere in modo proattivo, evitando i rischi e cogliendo le opportunità. 
L’Italia deve procedere oltre la fase 2, fin d’ora, anzitutto avviando e completando i progetti già approvati e finanziati. Non si dovrebbe contare troppo sul Recovery Fund europeo: i fondi arriveranno, ma non nella misura che vorremmo (oltre il trilione di euro). Il Green Deal andrà (se va bene) al 2021. 
Perché la coalizione dei paesi del nord (governi in maggioranza socialdemocratici guidati da giovani leader) si sta rafforzando, ed il potere di mediazione della Merkel è necessariamente limitato. Il messaggio del nord è: «Anzitutto aiutati da solo, poi l’Europa arriva». Il contrario dello slogan italiano, «prima vogliamo solidarietà, poi vedremo». E’ un confronto tra opposte culture, prim’ancora che politiche.
I versi del nostro Vasco Rossi colgono bene il messaggio: «Le regole sono così. E’ la vita ed è ora che cresci».
Avanti Italia, è ora che cresci.