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Il male oscuro dell'America tra libertà e violenza

di Augusto Schianchi -

02 giugno 2020, 08:45

Il male oscuro dell'America tra libertà e violenza

Gli Stati Uniti sono afflitti da un male oscuro: la violenza. Periodicamente esplode, nella maggior parte dei casi a seguito di atti compiuti dalle forze di polizia nei confronti di afroamericani, sottoforma di disordini e rivolte spontanei, che rapidamente si trasformano in assalti a supermercati e centri commerciali. Molti sostengono che la violenza in America è naturale, per la diffusione senza controllo delle armi, molte delle quali vere armi da guerra. Talvolta deriva dal comportamento della polizia, che opera con modi illegali in Europa o Canada. (Per casi concreti, su Netflix “The Innocence Project”). I vertici della polizia, come della magistratura penale, sono cariche elettive, in transizione verso incarichi più prestigiosi. La finalità del sistema penale non è l’affermazione della giustizia, quanto la carriera politica del suo comandante. I processi finiscono di solito con un patteggiamento; se l’avvocato difensore viene nominato d’ufficio, visto lo scarso onorario, lui non s’impegnerà mai abbastanza per ottenere un esito più favorevole all’imputato. Servirebbero avvocati bravi, ma costosi e inarrivabili dagli imputati non abbastanza ricchi. Ma alla radice della violenza americana c’è un male più profondo, che risale alla sua storia, ai suoi ideali originari. La sua Costituzione  - unica al mondo nella sua formulazione - ha come premessa il diritto alla felicità, da esercitare nell’ambito della propria libertà individuale. Senza però garantire ai cittadini gli strumenti necessari per conseguire la propria quota.
In America le tasse sono basse, ma non vengono garantiti il diritto al lavoro, né all’istruzione, né alla salute. Nel perseguire la propria felicità, ciascuno deve conquistarsela. Devi essere un bravo studente per ottenere le borse di studio che consentono di continuare gli studi. Per tutelare la salute serve una copertura assicurativa adeguata, per un costo di almeno 15 mila dollari l’anno, a carico del singolo cittadino. Il diritto al lavoro dipende dallo specifico contratto individuale con l’azienda. Il licenziamento non ha vincoli, può arrivare un venerdì con decorrenza il lunedì successivo. Questi i rischi, con un futuro che sarà dominato da robot, intelligenza artificiale e blockchain. In molti casi, per chi viene licenziato esistono solo opportunità di lavoro nella precaria Gig Economy.
La condizione del cittadino medio americano è quindi quella di una totale libertà, ma di altrettanta incertezza radicale. Questo porta ad una società hobbesiana, in condizioni di feroce concorrenza tra persone, in cui i più forti prevalgono.
La mancanza di sicurezza crea nelle persone una condizione di profondo disagio con uno stato di permanente ansietà. Si vive sospesi, se qualcosa va storto si scivola rapidamente verso l’emarginazione sociale. Dei 40 milioni di persone oggi senza lavoro a causa del Covid, in quanti, passata l’emergenza, lo ritroveranno?
La natura umana esprime un forte bisogno di solide certezze per la propria esistenza, di punti fissi per i propri comportamenti. Quando le relazioni personali evaporano per necessità di sopravvivenza, l’empatia reciproca si dissolve, rimane solo il business. Il bisogno disatteso di una propria identità può portare alla «morte per disperazione», come testimoniano le decine di migliaia di cinquantenni, espulsi dal mercato del lavoro, deceduti per gli oppioidi, alcol, suicidio. Le famigerate gang che dominano le periferie americane, sostituiscono nei giovani quell’appartenenza sociale che le famiglie impoverite non sono più in grado di offrire.
La grande democrazia americana è stata da sempre un melting pot, un miscuglio di culture fuse insieme, che oggi rischiano di disintegrarsi, ieri per effetto della crisi finanziaria, oggi per effetto dell’emergenza sanitaria.
Questo modello di democrazia sopravviverà ad una tale prova di forza?