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EDITORIALE

Soldi dalla Ue, l'immobilismo ci fa perdere occasioni

di Domenico Cacopardo -

06 giugno 2020, 08:47

Soldi dalla Ue, l'immobilismo ci fa perdere occasioni

Tra Scilla e Cariddi di maggioranza e opposizione, l’Italia segna il passo, in attesa che qualche magico evento determini l’adozione di una linea politica purché sia. Anzi purché, - vista la disponibilità del Pd a piegarsi alle esigenze dell’alleato a 5Stelle -, sia dallo stesso condivisa.
L’indecisione che accompagna il Conte II sin dalla nascita e che s’è vista durante la pandemia, ha assunto oggi livelli patologici. Nel momento in cui l’Europa mette sul tappeto 2.400 miliardi di euro (salvo ulteriori rinforzi) e il Mes perde le condizionalità e raggiunge l’impensabile primato di poter praticare interessi negativi, l’Italia non s’è mossa per presentare progetti di investimento e riforme credibili (e accettabili), ma è in attesa di interrogarsi sul come, dove e quando mediante la convocazione di Stati generali dell’economia, ai quali non parteciperanno solo le organizzazioni sociali (sindacali e datoriali) e le regioni, interlocutrici istituzionali, ma una serie di «brillanti» cittadini che rappresenteranno solo se stessi.
Un tempo queste operazioni erano organizzate da chi non aveva voglia di decidere ed erano denominate sfogatoi. Del resto, c’è da chiedersi se il sindacato (Cgil, Cisl, Uil) fortemente provato dalla crisi e dai problemi occupazionali o le organizzazioni datoriali alle prese con la questione del rilancio delle attività accetteranno di confrontarsi con privati cittadini portatori di interessi non riconosciuti né riconoscibili Questo sarebbe il momento, invece, di lanciare un’operazione verità o - se preferite - realismo su un tema cruciale per il presente e per il futuro.
Le parole spese contro l’Unione appaiono inattuali dopo l’imponente sforzo ormai quasi definito - la formula è «salvo ulteriori esigenze» il che significa, che, strada facendo, e se emergeranno nuove esigenze, l’Europa ci sarà ancora -. La medesima ostilità nei confronti del Mes ha perso ogni sostanza.
E, quindi, occorrerebbe che Lega e Fratelli d’Italia ammettessero che il Mes attuale non suscita le repulsioni del passato. Potrebbero aggiungere con i 5Stelle che questo Mes - che quasi non è più un Mes - è stato ottenuto per merito della loro battaglia pluriennale. Un modo come un altro per salvare la faccia e per consentirci di ricevere la nostra parte - lievitata a 40 miliardi - da utilizzare per investimenti nella sanità.
Se accadesse qualcosa del genere, che cioè la narrazione dei tre partiti si modificasse adeguandosi alla realtà reale, si sarebbe fatto un vitale passo avanti nella definizione di quel progetto di concordia nazionale di cui ha più volte parlato il presidente della Repubblica.
Così il premier, le cui mirabolanti promesse - dalla consistenza pari a zero, visto che per mettere la prima pietra della prima delle nuove ferrovie promesse dovrebbero passare più di 10 anni - potrebbero planare sul terreno della concretezza sbloccando subito le opere già finanziate e pronte all’appalto e definendo le iniziative (e le riforme) prioritarie da sottoporre all’approvazione dell’Unione. Anche perché c’è da considerare che gli altri 18 paesi dell’eurozona sono già in moto per ottenere le loro quote di finanziamenti. Noi, in passato diversi passi indietro rispetto agli altri, dobbiamo recuperare il tempo perduto.
Se non c’è ottimismo in queste parole, c’è realismo.
Funziona così: per andare avanti, sopravvivere e, forse, riprendersi occorre lavorare con serietà, tralasciando dilettantismi, utopie e illusioni che non possiamo più permetterci.