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COMMENTO

Festival Verdi, le virtù nella necessità

di Mara Pedrabissi -

09 giugno 2020, 09:39

Festival Verdi, le virtù  nella necessità

La lingua è fatta di «significanti» e «significati». Il «significante» è la parola; il «significato» è il concetto, il senso che quella parola esprime.  «Festival Verdi» esiste nel nostro lessico, abitualmente,  da vent'anni; ora assume anche nuovi  significati, a ben guardare.
La lingua è fatta di «significanti» e «significati». Il «significante» è la parola; il «significato» è il concetto, il senso che quella parola esprime.  «Festival Verdi» esiste nel nostro lessico, abitualmente,  da vent'anni; ora assume anche nuovi  significati, a ben guardare.
Innanzitutto un significato di "(ri)costruzione", che si incarna materialmente nella prossima realizzazione di un inedito teatro all'aperto (al momento solo un rendering) nel Parco di Maria Luigia, la duchessa che, 191 anni fa esatti, aprì le porte del Regio per tutta la sua gente, di ogni ordine e grado. Ma è anche la ricostruzione di un cartellone che ha opposto resistenza alla distruttiva «vis» del virus, con la capacità di trasformarsi.
Poi un significato di "memoria". Il «Requiem», originariamente previsto l'11 e il 15 ottobre al Regio, viene anticipato al 18 e 19 settembre e diventa, moltiplicandosi sui maxischermi, l'omaggio di tutta una comunità in memoria delle sue vittime della guerra silenziosa, cadute spesso sole. La memoria è come una radice, crea legami. "Legame" è un altro significato di questo Festival: gli artisti di Parma, big dei palcoscenici del mondo, ci sono, nonostante il cambio di date e programmi - Michele Pertusi nel «Requiem», Luca Salsi nel «Gala» (anche questo su maxischermo), Roberto Tagliavini nell'«Ernani» - esprimendo così una relazione che, per mezzo del Festival, è di fatto relazione  con la sua gente. Festival mai come quest'anno tanto «diffuso»: nelle piazze e nei cortili di Parma, Busseto (troppo difficile “distanziare” nel teatro già bomboniera), Zibello; attraverso il Caravan Verdiano; tramite, ancora, la voce fresca del Verdi Off. Legami che generano ritorni profetici, come quello di Valerij Gergiev. Proprio il maestro russo, che sarà in concerto il 2 ottobre sul podio dell'Orchestra del Comunale di Bologna, aveva diretto il «Requiem» nel nostro Duomo la sera del 27 gennaio 2001, a cento anni dalla morte di Giuseppe Verdi. Quella serata diede inizio al Festival che ora compie vent'anni.
Come sarà questa edizione, per la prima volta all'aperto, con l’aura della novità e la minaccia delle insidie che ciò pone? Senz'altro diversa da come avrebbero voluto che fosse.  Il che non significa né migliore né peggiore, solo inevitabilmente diversa. 
La riga si tira in fondo alla pagina. Però già adesso una cosa possiamo dire: a Verdi, deputato al primo parlamento e poi senatore, sarebbe piaciuto quello «scintillío» tricolore sotto la sua immagine, nel logo.